USA/Visti d’ingresso, l’India protesta: politiche discriminatorie per limitare concorrenza

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USA/Visti d’ingresso, l’India protesta: politiche discriminatorie per limitare concorrenza
L’India ha duramente criticato una legge del Congresso Usa che aumenta di sette volte il costo dei visti di ingresso per i professionisti stranieri che si recano per lavoro negli Stati Uniti.
La nuova misura, che deve ancora passare al vaglio del Senato, e’ un duro colpo alle societa’ indiane che offrono servizi informatici agli Usa. Secondo alcuni, e’ un ulteriore giro di vite nella politica di Barack Obama contro l’outsourcing di posti di lavoro qualificati in Cina e India.
Il ministro indiano del Commercio Anand Sharma, che ieri ha scritto una lettera di protesta al suo omologo americano Ron Kirk, ritiene che la legge comportera’ un aggravio di costi per le industrie indiane stimato in 200 milioni di dollari all’anno, secondo quanto secondo quanto riferisce l’agenzia ANI.
‘Non si capisce perche’ le nostre aziende debbano patire le conseguenze di una legge che e’ decisamente discriminatoria nei loro confronti’, ha scritto il rappresentante del governo. Le societa’ di hi-tech indiane usufruiscono solo del 12% del totale dei visti concessi dagli Stati Uniti.
Il provvedimento prevede un rincaro delle tasse sui visti business di tipo H-1B (che sono i piu’ popolari) da 320 a 2.320 dollari ma solo per le aziende che hanno meno del 50% di addetti stranieri. Le grandi societa’ americane, che hanno gli uffici e laboratori in India, come Microsoft, sono quindi escluse dalla nuova norma. Sono invece interessate le societa’ indiane, come Wipro, Infosys, Tata e Satyam che ogni anno inviano migliaia di informatici negli Stati Uniti per assistere in loco i loro clienti.
Il provvedimento, sostenuto da democratici e repubblicani, e’ stato giustificato con la necessita’ di finanziare l’enorme apparato di sicurezza anti-clandestini al confine con il Messico.

ADUC

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