U.E. – Cambiamenti climatici già in essere in 558 città

Biodiversità

Tempo di lettura: 3 minuti

Otre 100 milioni di punti di raccolta di dati messi a disposizione dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf) stanno alla base dell’indagine che l’European data journalism network – una piattaforma giornalistica indipendente della quale fanno parte testate come la tedesca Spiegel o l’italiana Internazionale – ha condotto per misurare l’avanzata dei in casa nostra, nelle città europee.

Sono 558 quelle messe sotto osservazione, di cui 54 italiane, ed è la prima volta che dati di rianalisi sono disponibili su questa scala; il che significa che gli scienziati dell’Ecmwf hanno incrociato una varietà di fonti – come satelliti, stazioni meteo, boe e palloni meteorologici – mostrando una realtà ormai inequivocabile: i cambiamenti climatici non rappresentano più un rischio futuro, ma sono già in corso in casa nostra, influenzando il nostro benessere.

L’Accordo di Parigi sul clima, siglato nel 2015 e ratificato anche dall’Italia, impone alla di contenere entro il 2100 l’avanzata del riscaldamento globale “ben al di sotto” dei +2°C rispetto all’era pre-industriale: è questa la soglia massima oltre la quale i cambiamenti climatici provocati dalle di gas serra antropiche saranno drammatici e irreversibili.

Eppure i dati messi in fila dall’European data journalism network (EdjNet) mostrano come in tutte le 558 città osservate le temperature siano salite, e come 17 città europee abbiano già sfondato la soglia dei +2°C, con 83 anni d’anticipo. Tra queste c’è anche una città italiana, Belluno, dove il termometro segna esattamente +2°C: si tratta di dati aggiornati al 31 dicembre 2017, rispetto alla media annua registrata nel XX secolo.

Nel nord Italia il 2100 è già arrivato. Delle 54 città italiane prese in esame dall’inchiesta, nessuna mostra una temperatura stabile.

La colonnina di mercurio è salita ovunque in Italia, con intensità maggiore al nord Italia rispetto al sud; si spazia infatti dai +0,3°C registrati a Siracusa, Gela e Cagliari ai già citati +2°C di Belluno. E nel nord Europa la situazione è ancora più allarmante, con città in Svezia, Finlandia e Norvegia che hanno già toccato (e superato) i +3°C.

Tutto questo ha già riflessi concreti sul nostro modo di vivere. La Rete europea per il giornalismo dei dati riporta molti esempi concreti al proposito. Anche se limitati a un paio di gradi o meno, gli aumenti delle temperature possono avere gravi conseguenze, spiega Mojca Dolinar, capo del dipartimento di climatologia dell’Agenzia slovena, un ente governativo: un’ più calda può assorbire più acqua prima di rilasciarla sotto forma di pioggia, spiega.

Questo implica che i periodi tra le piogge diventino più lunghi e le più severe. Dall’altro lato, in ragione dell’alta concentrazione d’acqua nell’atmosfera le precipitazioni tendono a essere più concentrate, e questo porta a inondazioni più violente. Anche in Italia questo trend è molto chiaro, con l’alternarsi sempre più frequente di e bombe d’acqua, come mostrano chiaramente gli ultimi dati messi a disposizione dall’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

Come aggiunge poi l’EdjNet, l’aumento delle temperature e in particolare in occasione di ondate di caldo, è il responsabile di migliaia di morti dal 2000 in Europa; anche in Italia si suppone che i 68mila decessi anomali registrati nel 2015 fossero legati principalmente a due fattori, ovvero clima estremo e crollo delle vaccinazioni.

C’è poi il fattore : ieri il Consiglio dei ministri italiano ha dato il via libera al cosiddetto decreto voluto dal vicepremier Matteo Salvini, che limitandosi sostanzialmente a restringere ulteriormente le condizioni per il permesso di soggiorno – abrogando quello per motivi umanitari – probabilmente non farà che aumentare l’immigrazione irregolare, quella maggiormente legata a casi di criminalità (anche se, in ogni caso, tutti i dati disponibili mostrano come oggi non ci sia nessuna “emergenza ” in Italia). Il decreto approvato, in compenso, glissa del tutto su quanto i criminologi hanno compreso sin dagli anni Ottanta, ovvero che – almeno negli Stati Uniti – i crimini violenti aumentano proporzionalmente alle temperature. I cambiamenti climatici rappresentano dunque anche sotto questo aspetto un enorme problema di .

L’Italia sta però facendo pochissimo per affrontarli con il necessario vigore. Da una parte, come nota l’inchiesta dell’EdjNet, un po’ in tutta Europa gli sforzi per un adattamento concreto e coordinato ai cambiamenti climatici stentano a decollare a livello locale; dall’altra, a livello nazionale l’Italia sembra aver tirato i remi in barca. Ormai dal 2014 le nostre serra hanno smesso di diminuire, e anche le tendenze recenti non sembrano in linea con gli obiettivo di più lungo periodo in fatto di e decarbonizzazione.

(Luca Aterini, su Greenreport del 25/09/2018)