Toscana, “Spesa per tutti”: progetto Regione e grande distribuzione terzo settore

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I soggetti della grande distribuzione si impegnano ad accordare prezzi di favore ad ente caritatevole in per l’acquisto di grandi quantità di beni di prima necessità – in particolare tonno, olio e legumi – che verranno stoccati in magazzini specifici di una associazione e poi distribuiti a cittadini e famiglie bisognose, privilegiando nuclei familiari numerosi e con presenza di minori e disabili. La Regione, che coordina il progetto, interviene con una cifra pari a 150.000 euro per un anno.

“Ci sembra importante – ha aggiunto Saccardi – essere riusciti a coinvolgere tre catene della grande distribuzione in Toscana in un’operazione di questo tipo a carattere sociale. Una collaborazione pubblico privato che potrà estendersi anche ad altri interventi in un ambito in cui la grande distribuzione può avere un ruolo di rilievo”.

Qualche dato sulla in Toscana (dal “Profilo sociale regionale 2015”)

L’incidenza delle famiglie toscane con potenziale disagio economico è quasi la metà di quella che si può riscontrare mediamente in Italia. L’incidenza di povertà relativa è in Toscana tradizionalmente inferiore a quella media italiana ed è identificata al 2014 con un 5,1% di famiglie (quasi 84.000) che hanno una spesa media per consumi al di sotto della soglia di povertà relativa: la metà della percentuale media nazionale e che ha visto una sensibile diminuzione rispetto al 2012 (era il 9,1%).

Le famiglie toscane in condizione di povertà assoluta, pur in quota sensibilmente inferiore alla media italiana, sono aumentate rispetto al 2008 (pre-crisi) dal 1,6 al 3,3%: un universo di circa 54.000 nuclei familiari e 139.000 persone che non riescono ad acquistare beni e servizi essenziali per uno standard di vita minimo.

Anche le famiglie in condizione di deprivazione, che fino al 2012 avevano mostrato un continuo incremento fino al 18,6%, sono diminuite fino a raggiungere il 12,5% nel 2013 (poco più di 204.000 rispetto alle 300.000 del 2012). Un dato dimezzato rispetto al contesto italiano ma che vede comunque un +4,4% rispetto al 2004 e un incremento di 2,5 punti percentuali rispetto all’inizio della crisi economica in atto.

Fonte RT