La parola polacca , (“classe nobile”; un singolo nobile era detto szlachcic, una nobildonna szlachcianka) deriva dal tedesco Geschlecht “stirpe”, attraverso il ceco šlechta. La godeva di molti diritti che nessuna classe nobile straniera aveva, e tipicamente ogni nuovo monarca garantiva ulteriori privilegi. Questi privilegi divennero la base della democrazia dei nella Confederazione polacco-lituana.

Nonostante avesse un re, la veniva chiamata repubblica (rzeczpospolita), perché il re veniva eletto da tutti i membri interessati della nobiltà, e la veniva considerata proprietà di questa classe, non del re o della dinastia regnante.

I successivi re polacchi garantirono privilegi alla nobiltà al momento della loro ascesa al trono (i privilegi venivano specificati nei pacta conventa del re eletto) e a volte in cambio di un permesso ad hoc di elevare tasse straordinarie o di imporre la leva di massa. Così la nobiltà polacca accumulò una crescente gamma di privilegi e immunità.

Nel 1355, re Casimiro il Grande decretò che la nobiltà non avrebbe più dovuto pagare tasse, o sostenere con i propri fondi spedizioni militari al di fuori della Polonia.

Nel 1374, Luigi I d’Ungheria, approvò il privilegio di Koszyce (przywilej koszycki), ampliando la definizione di chi era membro della nobiltà, ed estendendo a tutta la classe l’esenzione dalle tasse. D’ora in poi, anche, le cariche regionali (urzędy ziemskie) sarebbero state riservate esclusivamente alla nobiltà locale. Inoltre, il diritto del re di imporre le tasse venne abolito, nessuna nuova tassa poteva essere riscossa senza il consenso della nobiltà.

Nel 1422, Ladislao II, con il privilegio di Czerwińsk (przywilej czerwiński), stabilì l’inviolabilità delle proprietà dei nobili (le loro tenute non potevano essere confiscate se non per un verdetto di corte), e cedette alcune giurisdizioni sulla politica fiscale al Concilio Reale (dopo, al Senato), incluso il diritto di coniatura delle monete.

Nel 1430, con il privilegio di Jedlnia, confermato a Cracovia nel 1433, (przywileje jedlneńsko-krakowskie), re Ladislao II Jagellone, concesse alla nobiltà una garanzia contro l’arresto arbitrario, simile all’Habeas Corpus della Magna Charta inglese, conosciuto con il suo nome latino come neminem captivabimus (non imprigioneremo nessuno (nisi iure victum) senza la sentenza del tribunale). D’ora in poi nessun membro della nobiltà avrebbe potuto essere imprigionato senza il mandato di una competente : il re non poteva né punire né imprigionare nessun nobile per suo capriccio. Il tornaconto di re Ladislao per questo beneficio era la garanzia dei nobili che il suo trono sarebbe stato ereditato da uno dei suoi figli (il quale avrebbe dovuto onorare i privilegi già assicurati alla nobiltà).

Nel 1454, re Casimiro IV Jagellone, garantì gli Statuti di Nieszawa (statuty cerkwicko-nieszawskie), mettendo in chiaro le basi legali dei sejmiki dei voivodati (parlamenti locali). Il re poteva promulgare nuove leggi, riscuotere tasse, o richiamare una leva di massa solo con il consenso dei sejmiki, e la nobiltà era protetta da abusi giudiziari. Gli Statuti di Nieszawa acquietarono anche il potere dei magnati, in quanto i membri della della Polonia ottennero il diritto di eleggere molti ufficiali, inclusi giudici, voivodi e castellani.

Le prime “libere elezioni” (wolna elekcja) di un re ebbero luogo nel 1492. (Per sicurezza, alcuni precedenti re polacchi erano stati eletti con aiuto di istituzioni, come quella che mise al trono Casimiro II il Giusto, inscenando quindi una libera elezione.) Solo i senatori votarono nelle libere elezioni del 1492, che vennero vinte da Giovanni I Alberto di Polonia. Per la conservazione della dinastia Jagellone, solo i membri di tale venivano considerati per le elezioni; più avanti, non ci sarebbero più state restrizioni nella scelta dei candidati.

Nel 1493, il parlamento nazionale cominciò a riunirsi ogni due anni a Piotrków. Comprendeva due Camere:

un Senato di 81 vescovi e altri dignitari;
una Camera dei deputati della Polonia di 54 deputati (poseł), rappresentanti i rispettivi Sejmiki.
Il numero di senatori e deputati crebbe in seguito.

Nel 1496, re Giovanni I Alberto di Polonia garantì il privilegio di Piotrków (przywilej piotrkowski), accrescendo il potere feudale dei nobili sui servi della gleba. Legava i contadini alla terra, in quanto un solo figlio (non il primogenito), poteva lasciare il suo villaggio; al popolo (mieszczaństwo) era proibito possedere terreni; e posizioni di rilievo nella ecclesiastica potevano essere date solo ai nobili.

Nel 1501, a Mielnik, venne fondata la dell’incoronazione del sejm (sejm koronacyjny). Ancora una volta la nobiltà cercava di ridurre il potere dei magnati con una legge che li faceva incriminabili prima dell’intervento del Senato. I nobili avevano il diritto di rifiutarsi di obbedire al re o al suo rappresentante (“non praestanda oboedientia”) e di formare confederazioni in ribellioni armate contro il re o gli ufficiali di stato se i nobili pensavano che la legge o i loro legittimi privilegi venissero infranti.

Nel 1505, re Alessandro Jagellone garantì l’atto di Nihil novi (nulla di nuovo). Questo proibiva al re di approvare una nuova legge senza il consenso dei rappresentanti della nobiltà, riuniti nel Camera dei deputati e nel Senato della Polonia; e con questo, veniva molto rafforzata la posizione politica della nobiltà.

Nel 1520, l’Atto di Bydgoszcz garantì alla Camera dei deputati della Polonia il diritto di convocarsi ogni quattro anni, con o senza il permesso del re.

In questo periodo, il “movimento esecuzionista” (egzekucja praw) cominciò a prendere forma. I suoi membri avrebbero cercato di tenere a freno il potere dei magnati nel Sejm e di rafforzare il potere del re e della nazione.

Nel 1562, al Sejm di Piotrków, avrebbero costretto i magnati a restituire al re molte terre della corona prese in affitto, e il re a creare un suo esercito permanente (wojsko kwarciane). Uno dei più famosi membri di questo movimento fu Jan Zamoyski. Dopo la sua morte, nel 1605, il movimento perse la sua forza politica.

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