Senza fissa dimora, i diritti di queste persone invisibili

L’articolo 43 del Codice Civile dispone che: “Il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi. La residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale”
La residenza, insieme a domicilio e dimora, è uno dei criteri di collegamento tra persone e luoghi, espressamente previsti dal Legislatore.

L’istituto della residenza ha, nel tempo, assunto un ruolo molto significativo venendo a rappresentare il legame non solo giuridico, ma anche politico e sociale, tra il singolo e la comunità territoriale alla quale egli appartiene.
Nel nostro ordinamento, la residenza assume rilevanza per diverse ragioni, tra le quali:
• una ragione amministrativa in quanto permette di localizzare un soggetto all’interno di un determinato territorio comunale, creando un collegamento tra il soggetto e le istituzioni sia locali che statali, molto importante anche in un’ottica di pubblica sicurezza e controllo del territorio.
• una ragione costituzionale poiché alla residenza è ricollegata la possibilità di esercitare concretamente molti diritti fondamentali riconosciuti e garantiti a tutti i cittadini dalla Carta Costituzionale. Ad esempio, si vedano:
o art. 4 Cost., c.1, “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”: senza la residenza non ci si può iscrivere al Centro per l’impiego e non si può aprire una partita IVA.
o art. 24 Cost., c. 1, 2 e 3, “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.”: senza residenza non si ha accesso al gratuito patrocinio.
o art. 32 Cost., c. 1, “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.”: senza la residenza non si può accedere al Servizio Sanitario Nazionale, non si può eleggere un medico di base e non si può usufruire delle esenzioni previste.
o Art. 38 Cost. c. 1, “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.”: senza residenza non si ha accesso ai servizi di welfare locale, non si può percepire una pensione sociale o d’invalidità.
o art 48 Cost., c. 2, “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.”: senza residenza non si appartiene a nessuna circoscrizione elettorale, quindi non si può votare.

È il codice civile stesso a dare una definizione, seppur sintetica, di residenza descrivendola come il “luogo in cui la persona ha la dimora abituale”. Tutte le persone collegate in maniera stabile ad un determinato territorio, sia come singoli che come componenti di una famiglia o di una convivenza, hanno diritto ad essere iscritte all’ Ufficio Anagrafico di un determinato comune. La residenza anagrafica è, dunque, la regolare iscrizione presso l’Ufficio Anagrafico di un comune specifico, laddove l’anagrafe è il registro della popolazione residente in un determinato comune.

Secondo la Corte di Cassazione (Cass., sez. II, 14 marzo 1986, n.1738), la residenza è determinata dalla abituale e volontaria dimora del singolo consociato in un determinato luogo. Per l’individuazione di tale luogo di residenza debbono pertanto sussistere in capo al soggetto due elementi: uno oggettivo, ossia la sua permanenza fisica in un determinato luogo, ed uno soggettivo, ossia la volontarietà di tale permanenza, desumibile dal comportamento tenuto dal soggetto.

Il diritto alla residenza, ovvero il diritto ad essere iscritti alle liste anagrafiche tenute dai comuni, è un diritto soggettivo e non un interesse legittimo. In tal senso si sono espresse anche le Sezioni Unite della Corte di Cassazione: «… le controversie in materia di iscrizione e cancellazione nei registri anagrafici della popolazione coinvolgono situazioni di diritto soggettivo» (cfr. Cass. S.U. n. 499/2000).
Nel caso in cui sussistano entrambi gli elementi sopra richiamati, sia quello soggettivo sia quello oggettivo, sorge in capo al singolo un vero e proprio diritto soggettivo perfetto, nei confronti del quale la Pubblica Amministrazione ha solo un potere di accertamento e nessun margine di discrezionalità (Cass. Civ., Sent. n.108 del 1968).

Di conseguenza, L’Amministrazione e, nello specifico l’Ufficio Anagrafe, è tenuta a procedere all’iscrizione del soggetto richiedente nelle liste anagrafiche. Si veda Trib. di Milano, sent. n. 10257 del 2 giugno 2003: “Il Comune, quale ufficiale del Governo, è tenuto esclusivamente a dare applicazione alle norme regolanti la materia, sicché in capo al cittadino richiedente, qualora ricorrano tutti i presupposti, si configura un vero e proprio diritto soggettivo all’iscrizione. Il controllo della P.A. ha carattere meramente formale e il provvedimento di accoglimento ha natura dichiarativa e non costitutiva del suddetto diritto”.

La concreta attuazione del diritto soggettivo alla residenza è però demandato ad altre norme di rango ordinario. Nello specifico trattasi della L.1228/1954 (c.d. Legge Anagrafica) e del D.P.R. 223/1989 (c.d. Regolamento Anagrafico), recentemente integrato e modificato dal D.P.R. 126/2015.
In particolare, l’art.1 della L.1228/1954 prevede che: “In ogni Comune deve essere tenuta l’anagrafe della popolazione residente. Nell’anagrafe della popolazione residente sono registrate le posizioni relative alle singole persone, alle famiglie ed alle convivenze, che hanno fissato nel Comune la residenza, nonché le posizioni relative alle persone senza fissa dimora che hanno stabilito nel Comune il proprio domicilio, in conformità del regolamento per l’esecuzione della presente legge”.

2. Adempimenti anagrafici

Di fatto, per poter risultare residenti in un determinato comune, è necessario che l’interessato presenti domanda, per sé e per tutte le persone sulle quali esercita la potestà o la tutela, all’Ufficio Anagrafe territorialmente competente entro il termine di 20 giorni dalla data in cui si sono verificati i fatti – nascita, esistenza giudizialmente dichiarata, trasferimento di residenza da altro comune o dall’estero, iscrizioni per ricomparsa da irreperibilità, iscrizione di persona erroneamente non iscritta, o altri motivi.

In difetto, i procedimenti di iscrizione, cancellazione o variazione anagrafica possono essere avviati anche d’ufficio in virtù del potere/dovere che la legge anagrafica ed il relativo regolamento attribuiscono all’Ufficiale d’Anagrafe ogni qualvolta questi accerti che non sono state rese le dichiarazioni che comportano l’istituzione o la mutazione delle posizioni anagrafiche da parte dei soggetti interessati.

SEMPLIFICA ITALIA
Il 9 Maggio 2012 è entrato in vigore il Decreto legge 5/2012, recante “Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo”, c.d. “Semplifica Italia”, convertito con modificazioni con la legge 35/2012.
Cosa cambia:
– Le iscrizioni e variazioni anagrafiche vanno registrate entro i 2 giorni successivi alla presentazione della domanda;
– gli effetti giuridici delle dichiarazioni fatte all’Anagrafe decorrono già a partire dalla data della presentazione della domanda;
– i controlli sulla sussistenza dei requisiti a cui è subordinata la registrazione delle dichiarazioni anagrafiche vanno effettuati nei successivi 45 giorni;
– le dichiarazioni anagrafiche possono essere rese dal cittadino anche a mezzo fax, posta raccomandata o posta elettronica (con firma digitale o posta elettronica certificata; in caso di posta elettronica semplice occorre allegare copia di un documento di identità del dichiarante);
– il Sindaco può delegare le funzioni di ufficiale di anagrafe a personale di ruolo dipendente del Comune.

Si prevede quindi il sostanziale ribaltamento della normale sequenza del procedimento amministrativo (istanza – istruttoria – provvedimento), anteponendo l’adozione del provvedimento alla fase istruttoria, che di fatto diviene un mero strumento di verifica successivo, atto a comprovare la veridicità delle dichiarazioni rese dalla persona interessata. Il sistema venutosi a delineare a seguito della riforma prevede, dunque, che i provvedimenti d’iscrizione e variazione anagrafica debbano essere adottati entro i 2 giorni lavorativi successivi al ricevimento dell’istanza e che, solo in un momento successivo, venga avviata la fase istruttoria (c.d. residenza in tempo reale).
Nei 45 giorni successivi l’Ufficiale d’Anagrafe provvederà a verificare l’effettiva sussistenza dei requisiti previsti; verifica che si sostanzierà nell’accertamento della presenza della persona nel luogo dichiarato.

Altro significativo aspetto conseguente all’introduzione dell’art.5 del D.L. n.5 del 2012, riguarda gli effetti giuridici delle variazioni anagrafiche.
Il cittadino infatti, non dovendo più attendere l’esito della fase istruttoria per disporre del provvedimento amministrativo di concessione della residenza, ha sin da subito “la possibilità di far valere a tutti gli effetti, in relazione a qualsiasi rapporto giuridico di natura pubblica o privata, la nuova condizione, personale o famigliare, risultante dai registri anagrafici”. Gli effetti giuridici delle iscrizioni e delle variazioni anagrafiche sono pertanto immediati.

D.P.R. 126/2015
Nella Gazzetta Ufficiale n. 188 del 14 agosto 2015, è stato pubblicato il decreto del Presidente della Repubblica n. 126 del 17 luglio 2015 rubricato: “Regolamento recante adeguamento del regolamento anagrafico della popolazione residente, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, alla disciplina istitutiva dell’anagrafe nazionale della popolazione residente”.

Il citato D.P.R. dà attuazione alla previsione del comma 5 dell’art. 2, del D.L. 179/2012, n. 179, che ha istituito, presso il Ministero dell’interno, l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR).
Le modificazioni introdotte mirano a rendere il regolamento anagrafico coerente con la nuova prospettiva dell’anagrafe nazionale unitaria, gestita con modalità informatiche e telematiche, volta al miglioramento dei servizi al cittadino e alla semplificazione dell’attività amministrativa.

In tale contesto, nell’ottica quindi del superamento della dimensione locale delle anagrafi, le principali novità possono essere così sintetizzate:

– il concetto di comune di iscrizione anagrafica, non più coerente con il nuovo sistema, è sostituito con quello di comune di residenza; inoltre, sono eliminati i riferimenti al comune di iscrizione AIRE;
– la fattispecie del trasferimento da altro comune o dall’estero del cittadino iscritto è stralciata dalle ipotesi di iscrizione e cancellazione e ricondotta ai casi di mutazione anagrafica; tra le cause di cancellazione è introdotto il trasferimento all’estero dello straniero, e ne sono escluse il trasferimento della residenza in altro comune, all’estero, e il trasferimento del domicilio della persona senza fissa dimora;
– è previsto che i certificati anagrafici siano rilasciati anche dagli ufficiali d’anagrafe di comuni diversi da quello in cui risiede la persona cui i certificati si riferiscono;
– è introdotta la disciplina dell’accesso dell’interessato ai propri dati, contenuti nell’ANPR, effettuabile presso gli uffici anagrafici di tutti i comuni;

Stante la gradualità del passaggio dalle anagrafi comunali all’anagrafe unitaria, il D.P.R. in esame stabilisce che il comune per il quale non si sia ancora verificato il subentro proceda a tutti gli adempimenti anagrafici con l’osservanza delle disposizioni regolamentari previgenti alla sua entrata in vigore e che le stesse continuino ad applicarsi anche agli adempimenti che interessino congiuntamente un comune transitato ed uno non transitato (art. 3).

Fonte
Avvocatidistrada.it