Rapporto Onu, Il futuro incerto degli adolescenti

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In un rapporto su “Lo stato della popolazione mondiale 2016”, presentato oggi 20 ottobre, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) stima in 125 milioni il numero di bambini di eta’ di 10 anni, 65 milioni dei quali ragazzi e 60 milioni ragazze. Una cifra in costante progressione, se la si confronta all’attuale cifra di 1,8 miliardi di abitanti del Pianeta 10-24enni (su poco piu’ di 7 miliardi) col miliardo del 1970.

E’ sulle ragazze che l’organizzazione dell’ONU ha deciso di concentrare l’edizione 2016 del suo rapporto sulla demografia mondiale. Perche’ loro? “Esse rappresentano un ideale per misurare i progressi registrati nella realizzazione dell’agenda mondiale per il 2030, un indicatore sui temi essenziali come l’uguaglianza dei sessi, l’accesso alla scuola, alla sanita’, la lotta contro la poverta’, il benessere -spiega Benoît Kalasa, direttore dell’UNFPA.

Cosi’ come dice anche il segretario generale aggiunto delle Nazioni Unite e direttore esecutivo dell’UNFPA, il dottor Babatunde Osotimehin: “il modo in cui noi investiamo sulle ragazze di 10 anni, e le sosteniamo oggi, determinera’ l’immagine del nostro mondo nel 2030”.

‘A 10 anni, possono diventare merce che si vende’

L’interesse di questo rapporto, oltre a ricordare l’ineguaglianza crescente che caratterizza la situazione di queste giovani ragazze, soprattutto nei Paesi piu’ poveri dove esse sono ancor piu’ vulnerabili, e’ di dimostrare come garantire loro una formazione, una buona salute, che rappresenta un guadagno per l’insieme della societa’. Piu’ per le ragazze che per i ragazzi.

Alla base -spiega l’UNFPA, nove ragazze su dieci, dell’eta’ di 10 anni, vivno in Paesi in via di sviluppo, una su cinque in Paesi piu’ poveri.

“Le ragazze hanno una possibilita’ minore rispetto ai ragazzi di accedere alla scolarizzazione e corrono maggiore rischi di subire matrimoni forzati, lavoro infantile, mutilazioni genitali e altre pratiche distruttive”, scrivono gli autori del rapporto. E’ a questa eta’ che il mondo puo’ mettere in ginocchio una ragazza: “All’eta’ di dieci anni, essa puo’ essere sposata con la forza, essere ritirata dalla scuola per cominciare una vita consacrata a fare figli ed a servire il proprio marito; a dieci anni, essa puo’ anche divenire un bene, una mercanzia che si vende e che si acquista”, insiste il Dr. Babatunde Osotimehin.

Testimonianze ed indicatori, messi insieme a partire da studi nazionali ed internazionali, testimoniano questa realta’ per tutto il documento. L’UNFPA ricorda anche che secondo l’Organizzazione Internazionale del lavoro, il 10% di ragazze tra 5 e 14 anni dedicano almeno 28 ore alla settimana alle faccende domestiche, “cioe’ due volte in piu’ del tempo che ci dedicano i ragazzi”. E i tre quarti di esse che lavorano in un’impresa o fanno dei lavori agricoli famigliari, non sono remunerate (10% in piu’ dei ragazzi).

La moltiplicazione delle catastrofi naturali, il cambiamento climatico, i conflitti, aggravano la situazione di queste giovani ragazze -indicano gli autori- perche’ lo Stato di diritto e la protezione normalmente assicurata dalla famiglia e dalla comunita’, possono essere venute meno.

“ In Bangladesh, le inondazioni e altre catastrofi naturali hanno costituito i principali fattori per motivare la nefasta pratica dei matrimoni forzati di bambine. In questo Paese, circa una bambina su tre e’ sposata prima di avere 15 anni (rapporto di Human Rights Watch 2015)”.

Un guadagno di circa 20 milioni di euro

Questi dati sono generalmente conosciuti, ma l’UNFPA ha scelto di affrontare la situazione di queste ragazze di 10 anni sotto l’aspetto dell’investimento positivo che rappresentano le politiche che assicurano loro un buon percorso educativo, una protezione sanitaria, etc. “Solo nei prossimi 15 anni, l’insieme dei Paesi in via di sviluppo potrebbe guadagnare o perdere 21 miliardi di dollari (19,1 miliardi di euro) solo per il fatto di decidere o meno di investire oggi sul benessere, l’educazione e l’autonomia delle loro ragazze di 10 anni”, precisa l’organizzazione.

Maggiore scolarizzazione, dotata di un livello culturale e di una formazione piu’ possente, buona, piu’ autonoma, la piccola ragazza diventata giovane donna si sposera’ e avra’ dei figli piu’ tardi, controllera’ meglio la sua fecondita’, dicono in dettaglio gli autori: “In Marocco o in Costa Rica, per esempio, una ragazza di dieci anni istruita e in buona salute avra’ guadagnato circa 30.000 dollari (27,330 euro) di piu’ quando avra’ raggiunto 25 anni, rispetto ad un’altra che non avra’ terminato i suoi studi secondari e sara’ in cattiva salute”.

Aumentare la parte di donne nella popolazione attiva, rappresenta un vantaggio economico per la casa come per l’intero Paese.

Piu’ che una constatazione, il rapporto 2016 sulla popolazione mondiale e’ considerato un incoraggiamento ai 193 capi di Stato e di governo che hanno adottato le ODD. “Non bisogna solo dire di intemsificare le loro politiche in favore dei diritti umani, bisogna loro dimostrare dove devono investire per avere dei ritorni economici e sociali”, precisa Benoît Kalasa.

Rosita (Albania), Ortilla (Guatemala), Tuong Anh (Vietnam), Aditi (Bangladesh) o ancora Temawelase (Swaziland), esprimono tutte, a dieci anni, i loro sogni e le loro aspirazioni di future giovani donne. “A ben vedere, e’ contro il percorso di vita di queste ragazze di dieci anni se il programma non sara’ attuato, all’orizzonte del 2030, l’ODD e’ un successo o una sconfitta”, conclude il direttore esecutivo dell’UNFPA

(articolo di Rémi Barroux, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 20/10/2016)