Profilo bloccato su Facebook. Gli facciamo causa?

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Account bloccato senza ragione? In Francia è possibile far causa a . Lo ha deciso il Tribunale di grande istanza di Parigi, definendo «abusiva» la clausola che prevede che per qualsiasi diatriba legale in tutto il mondo siano competenti solo il foro del distretto Nord della California o le corti di Stato della contea di San Mateo.

La giustizia francese potrà mettere sotto processo Facebook per aver bloccato l’account di un utente, in modo secondo lui illegittimo.

Lo ha deciso il tribunale di grande istanza di Parigi, definendo «abusiva» la clausola contenuta nelle condizioni di utilizzo del social network che prevede che per qualsiasi diatriba legale, qualunque sia la collocazione geografica di chi la intenta, siano competenti solo il tribunale del distretto Nord della California o le corti di Stato della contea di San Mateo.

«È veramente una vittoria, mi pare che Davide abbia sconfitto Golia – ha commentato l’avvocato dell’internauta che ha fatto causa a Facebook, Stéphane Cottineau – Questo caso farà giurisprudenza, per Facebook ma senza dubbio anche per altri giganti del web».

La decisione apre infatti la porta a ulteriori possibili procedimenti giudiziari in Francia a carico del social network, e potenzialmente di diverse altre società attive su Internet con sede negli Stati Uniti.

Comprese le class action, come quella che già è in preparazione da parte dell’associazione dei consumatori Ufc-Que Choisir, che vuol portare in tribunale Facebook, Twitter e Google+ per le condizioni d’utilizzo poco chiare, che a suo parere sono contrarie alla legge francese.

La vicenda era cominciata nel 2011, per una semplice condivisione di un link. Un professore parigino, appassionato di arte moderna, aveva postato sulla sua pagina Facebook un link a una mostra dedicata al pittore Gustave Courbet, la cui anteprima mostrava uno dei suoi quadri più noti, L’origine del mondo, che rappresenta il pube di una donna nuda.

Immagine contraria alle regole del social network, secondo i suoi moderatori, che hanno subito sospeso la pagina per pubblicazione di immagini pornografiche.

L’utente, però, non ha voluto cedere a una censura che riteneva ingiusta: prima ha scritto diverse mail ai responsabili del sito, e non avendo ottenuto risposta ha deciso di rivolgersi al tribunale, denunciando una violazione della libertà di espressione.

La sua causa si era però scontrata con l’opposizione di forma da parte di Facebook e dei suoi avvocati, secondo cui solo un tribunale americano sarebbe stato competente per sentenziare sulla questione.

Tesi sconfessata oggi dal tribunale parigino, che si è giudicato competente sulla vicenda. I legali di Facebook per il momento non commentano, né fanno sapere se si opporranno al verdetto.

«Il nostro team sta attualmente esaminando la decisione della corte», si è limitata a dire una portavoce dell’azienda.

(fonte)