Piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale

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Qualcuno potrà dire è una …ma noi di reporterspress abbiamo il documento e vi mettiamo anche il link sotto, per vostra documentazione.

Prima di tutto dalla fine del 2003, da quando cioè i focolai di influenza aviaria da virus A/H5N1 sono divenuti endemici nei volatili nell’area estremo orientale, ed il virus ha causato infezioni gravi anche negli uomini, è diventato più concreto e persistente il rischio di una pandemia influenzale.

Per questo motivo l’OMS ha raccomandato a tutti i Paesi di mettere a punto un Piano Pandemico e di aggiornarlo costantemente seguendo linee guida concordate. Il presente Piano, stilato secondo le indicazioni dell’OMS del 2005, aggiorna e sostituisce il precedente Piano Italiano Multifase per una Pandemia Influenzale, pubblicato nel 2002.

Esso rappresenta il riferimento nazionale in base al quale saranno messi a punto i Piani operativi regionali.

Il Piano si sviluppa secondo le sei fasi pandemiche dichiarate dall’OMS, prevedendo per ogni fase e livello, obiettivi ed azioni.

Molte delle azioni individuate sono già state realizzate man mano che la situazione
lo ha richiesto.

Le linee guida nazionali per la conduzione delle ulteriori azioni previste saranno emanate,
a cura del Centro Nazionale per la e il Controllo delle Malattie (CCM), come
allegati tecnici al Piano e saranno periodicamente aggiornate ed integrate.

In coerenza con i Princìpi del Piano, il Ministero della si fa carico di individuare e
concordare:

− – con le Regioni le attività sanitarie sia di tipo preventivo che assistenziale da garantire
su tutto il territorio nazionale,

− – con i Dicasteri coinvolti le attività extrasanitarie e di supporto, finalizzate sia a
proteggere la collettività che a mitigare l’impatto sull’economia nazionale e sul
funzionamento sociale, comunque necessarie per preparazione e per la risposta ad
una pandemia, nonché gli aspetti etici e legali a supporto delle attività concordate

− – con il Ministero degli Affari Esteri e con gli Organismi Internazionali preposti gli aspetti di e .

L’obiettivo del Piano è rafforzare la preparazione alla pandemia a livello nazionale e
locale, in modo da:

1. Identificare, confermare e descrivere rapidamente casi di influenza causati da
nuovi sottotipi virali, in modo da riconoscere tempestivamente l’inizio della
pandemia

2. Minimizzare il rischio di trasmissione e limitare la morbosità e la mortalità dovute
alla pandemia

3. Ridurre l’impatto della pandemia sui servizi sanitari e sociali ed assicurare il
mantenimento dei servizi essenziali

4. Assicurare una adeguata formazione del personale coinvolto nella risposta alla
pandemia

5. Garantire informazioni aggiornate e tempestive per i decisori, gli operatori sanitari, i
media ed il pubblico

6. Monitorare l’efficienza degli interventi intrapresi

Le azioni chiave per raggiungere gli obiettivi del Piano sono:

1. Migliorare la sorveglianza epidemiologica e virologica
2. Attuare misure di prevenzione e controllo dell’infezione (misure di ,
profilassi con antivirali, vaccinazione)
Garantire il trattamento e l’assistenza dei casi
4. Mettere a punto piani di emergenza per mantenere la funzionalità dei servizi sanitari
ed altri servizi essenziali
5. Mettere a punto un Piano di formazione
6. Mettere a punto adeguate strategie di comunicazione
7. Monitorare l’attuazione delle azioni pianificate per fase di rischio, le capacità/risorse
esistenti per la risposta, le risorse aggiuntive necessarie, l’efficacia degli interventi
intrapresi; il monitoraggio deve avvenire in maniera continuativa e trasversale,
integrando ed analizzando i dati provenienti dai diversi sistemi informativi.

L’operatività del Piano sarà valutata con esercitazioni nazionali e regionali, cui
parteciperanno tutte le istituzioni coinvolte in caso di pandemia.

Il presente Piano è suscettibile di periodiche revisioni, al cambiamento della situazione
epidemiologica.

L’influenza è ben conosciuta da secoli ma il virus influenzale è stato identificato solo nel
1933; il virus infetta sia gli uomini che una larga fascia di uccelli e mammiferi.
I virus influenzali umani sono raggruppati in tre tipi: A, B e C, l’ultimo dei quali di scarsa
importanza per l’uomo. Il virus influenzale di tipo A è quello maggiormente diffuso, causa
generalmente malattie più gravi rispetto agli altri due, è la causa della maggior parte delle
epidemie stagionali ed è l’unico che abbia generato pandemie.

Alla base della dell’influenza vi è la marcata tendenza di tutti i virus
influenzali a variare, cioè ad acquisire cambiamenti nelle proteine di superficie che
permettono loro di aggirare la barriera immunitaria presente nella popolazione che ha
contratto l’infezione negli anni precedenti. I cambiamenti possono avvenire secondo due
meccanismi distinti:

1. Deriva antigenica (antigenic drift).Si tratta di una modifica minore delle proteine di
superficie del virus. Questo fenomeno riguarda sia i virus A che i B (ma negli A avviene in
modo più marcato e frequente) ed è responsabile delle epidemie stagionali. Infatti le nuove
varianti non sono riconosciute dal sistema immunitario della maggior parte delle
popolazione, così che un ampio numero di individui risulta suscettibile al nuovo ceppo.

2. Spostamento antigenico (antigenic shift). È un fenomeno che riguarda solo i virus
influenzali di tipo A e consiste nella comparsa nell’uomo di un nuovo ceppo virale,
completamente diverso da quelli precedentemente circolanti nell’uomo. Gli shift antigenici
sono dovuti o a riassortimenti tra virus umani e animali (aviari o suini) oppure alla
trasmissione diretta di virus non-umani all’uomo. Quindi la fonte dei nuovi sottotipi sono
sempre virus animali. Poiché la popolazione non ha mai incontrato prima questi antigeni,
in determinate circostanze questi cambiamenti di maggiore entità possono provocare una
infezione improvvisa e invasiva in tutti i gruppi di età, su scala mondiale, che prende il
nome di “pandemia”. La comparsa di un nuovo ceppo virale non è di per sé sufficiente a
causare una pandemia, occorre infatti anche che il nuovo virus sia capace di trasmettersi
da uomo a uomo in modo efficace.

Le pandemie si verificano ad intervalli di tempo imprevedibili, e, negli ultimi 100 anni, si
sono verificate nel 1918 (Spagnola, virus A, sottotipo )), 1957 (Asiatica, virus A,
sottotipo H2N2) e 1968 (HongKong, virus A, sottotipo H3N2). La più severa, nel 1918, ha
provocato almeno 20 milioni di morti.

Dalla fine del 2003, da quando cioè i focolai di influenza aviaria da virus A/H5N1 sono
endemici nei volatili nell’area estremo orientale, ed il virus ha causato infezioni gravi anche negli uomini, è diventato più concreto e persistente il rischio di una pandemia influenzale.

Dal 2005, inoltre, focolai di influenza aviaria sono stati documentati anche in Europa, e nel
2006, vi sono stati casi di trasmissione all’uomo in Turchia.

Finora, non ci sono evidenze che il virus H5N1 abbia la capacità di trasmettersi da uomo a
uomo, tuttavia, in caso di emergenza di un nuovo virus influenzale che abbia acquisito tale
capacità, la maggiore mobilità della popolazione a livello mondiale e la maggior velocità
dei mezzi di trasporto, renderebbero particolarmente problematico il controllo della
diffusione dell’infezione.

L’incertezza sulle modalità e i tempi di diffusione determina la necessità di preparare in
anticipo le strategie di risposta alla eventuale pandemia, tenendo conto che tale
preparazione deve considerare tempi e modi della risposta. Infatti, se da una parte un ritardo di preparazione può causare una risposta inadeguata e conseguenti gravi danni per
la salute, dall’altra, qualora l’evento non accada, un investimento eccessivo di risorse in
tale preparazione può, in un quadro di risorse limitate, causare sprechi e stornare
investimenti da altri settori prioritari.

2. RAZIONALE
L’OMS raccomanda a tutti i Paesi di mettere a punto un Piano Pandemico e di aggiornarlo
costantemente seguendo le linee guida concordate. Seguendo le indicazioni dell’OMS del
2005, emanate alla luce delle modifiche dell’assetto epidemico mondiale e delle nuove
emergenze, il Piano aggiorna e sostituisce il precedente Piano Italiano Multifase per una
Pandemia Influenzale, pubblicato nel 2002.

Questo documento illustra, per ognuna delle sei fasi pandemiche dichiarate dall’OMS, il
mandato per le Autorità Sanitarie, tenendo conto sia delle azioni sanitarie che di interventi
che coinvolgono strutture non sanitarie. Il Piano rappresenta il riferimento nazionale in
base al quale saranno messi a punto i Piani operativi regionali. L’operatività del Piano sarà
valutata con esercitazioni nazionali e regionali, da concordare fra CCM e Regioni ed altre
istituzioni che avrebbero un ruolo in caso di pandemia.

Il presente Piano è suscettibile di periodiche revisioni, al cambiamento della situazione
epidemiologica.

PRINCIPI
Il principio ispiratore del Piano e’ l’assunto che emergenze globali richiedono risposte
coordinate e globali, dove il momento di pianificazione deve essere condiviso dai
responsabili delle decisioni ed il momento dell’azione deve essere conosciuto prima del
verificarsi dell’evento in modo che ognuno sia in grado di “giocare” il suo ruolo e le sue
responsabilità.

Una pandemia influenzale costituisce una minaccia per la dello Stato: il
coordinamento condiviso fra Stato e Regioni e la gestione coordinata costituiscono
garanzia di armonizzazione delle misure con quelle che, raccomandate dall’OMS,
verranno intraprese da altri Paesi.

Inoltre, considerando le ricadute che un rischio sanitario determina sui diversi settori della
vita sociale, le misure sanitarie vanno armonizzate con quelle intraprese da altri soggetti
istituzionali non sanitari.

Pertanto, il Piano individua le azioni chiave per le Autorita’ sanitarie nazionali e regionali e per gli altri Attori coinvolti ed elenca le misure che devono essere adottate per ogni fase.
Tali azioni e misure seguono l’accezione dei “Livelli Essenziali di Assistenza” adottati in
Italia, costituendo il minimo essenziale da garantire.

Il Ministero della salute si fa carico di concordare con le Regioni le attività sanitarie e con i Dicasteri coinvolti le attività extrasanitarie necessarie per la preparazione e la risposta ad una pandemia nonché gli aspetti etici, legali ed internazionali, ivi compresi gli eventuali accordi bilaterali che si dovessero rendere necessari con altri Paesi, a supporto delle attività.

STRUTTURA
Il Piano si sviluppa secondo le sei fasi pandemiche dichiarate dall’OMS, prevedendo, per
ogni fase, obiettivi, azioni ed attori.

Nel capitolo 7 sono illustrate le azioni chiave: tale capitolo costituisce la base per lo
sviluppo di Linee Guida nazionali che saranno emanate, a cura del CCM, come allegati
tecnici al Piano, e saranno periodicamente aggiornate ed integrate.

Molte delle azioni individuate sono già state realizzate man mano che la situazione
epidemiologica lo ha richiesto, come illustrato nel capitolo 9.

Il capitolo 10 rappresenta un’agile chiave di lettura del Piano e riporta, per ogni fase e
livello di rischio, gli obiettivi generali, gli obiettivi specifici, le azioni finalizzate al
perseguimento di tali obiettivi; nel capitolo sono indicati, inoltre, a grandi linee, ruoli e
responsabilità per la realizzazione delle azioni.

Entro il primo trimestre dalla ratifica del Piano, un Gruppo di monitoraggio, delineato nella
sua struttura nel paragrafo 7.7, aggiornera’ e definira’ nel dettaglio tale capitolo, anche
sulla base degli accordi stipulati dal Ministero della salute con le Regioni per le attivita’
sanitarie e con gli altri Dicasteri ed Enti coinvolti, per le attivita’ extrasanitarie e di
supporto, secondo i principi del Piano.

Allo stesso modo, nel Piano che sara’ reso disponibile anche attraverso il sito web del
Ministero della Salute, la colonna relativa a “Stato di avanzamento” riporterà
continuamente, nei tempi previsti dal monitoraggio, lo stato dell’arte dell’attuazione del
Piano.

Vengono, infine, riportate come Allegato al Piano le Linee Guida per la stesura dei Piani
Regionali.

Leggete la fonte ufficiale.