Pentecoste, settima domenica dopo Pasqua

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La festa della nella storia più antica è quella del raccolto: nel mese di maggio in Palestina il grano arrivava a razione; la festa era di ringraziamento per il raccolto. L’uomo riconosce la fertilità, che avviene con il concorso di cielo e terra, come il miracolo che gli dà la vita e riconosce che la gratitudine è la risposta giusta a questo miracolo. Così il raccolto si trasforma in festa.

La Chiesa recita il giorno di Pentecoste un Salmo che dice: «Mandaci il tuo Spirito e tutto sarà creato di nuovo». Con queste parole ci si riferisce innanzitutto allo Spirito creatore, che ha dato vita al mondo e lo mantiene in vita. Sarebbe importante che il giorno di Pentecoste ci rendessimo nuovamente conto di questo: lo ​ che è sceso sugli è lo stesso Spirito che ha fatto il mondo.

Su questo sfondo si può allora capire anche che la Pentecoste in fosse la dell’arrivo nel Sinai e la festa dell’alleanza che aveva dato una guida ad Israele con le tavole della legge.

I hanno visto senz’altro la loro Pentecoste nel prolungamento di questi pensieri: la nuova legge è l’amore che apre i confini ed unisce gli esseri umani nella Nuova Alleanza. Ma l’amore non è mancanza di forma né arbitrio, bensì formazione che viene dall’intimo, prontezza del cuore che recepisce il ritmo della creazione e lo compie.

La Pentecoste come inizio della Chiesa è l’allargamento del patto divino a tutte le creature, a tutti i popoli e a tutti i tempi. L’intera creazione è inserita nell’ambito dell’alleanza e quindi condotta al suo vero obiettivo: essere un luogo di amore. (Fonte)

La festa di Pentecoste è celebrata non solo dalla Chiesa cattolica, ma anche da quella ortodossa e dalle chiese protestanti.

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