OCSE: La corruzione nelle transazioni internazionali

Il fenomeno della nelle transazioni economiche internazionali rappresenta un ostacolo rilevante allo sviluppo sostenibile e all’affermazione della democrazia. Il suo effetto può essere devastante per la provocando anche distorsioni della libera concorrenza. La lotta alla corruzione rappresenta una delle principali sfide per la crescita globale.

La consapevolezza della necessità di avviare un’azione a livello si è concretizzata nell’adozione di uno strumento normativo da parte dell’ per la e lo Sviluppo Economico, la “ OCSE sulla lotta alla Corruzione dei Pubblici Ufficiali stranieri nelle transazioni internazionali”, che rappresenta un utile meccanismo di e sostegno ai Paesi aderenti.

La suddetta Convenzione, redatta a Parigi il 17 dicembre 1997, è entrata in vigore il 15 febbraio 1999. Essa vuole fornire un più ampio quadro giuridico in materia di corruzione ed è vincolante per gli Stati aderenti (anche non membri dell’OCSE), in quanto soggetta a ratifica. La Convenzione ha introdotto disposizioni profondamente innovative, dal momento che all’epoca della conclusione dell’Accordo in quasi tutti i Paesi OCSE la corruzione di ufficiale straniero non integrava gli estremi di reato. Così avveniva, ad esempio, nel nostro , nel quale i concetti di pubblico ufficiale e di incaricato di pubblico servizio non potevano che riferirsi al nazionale italiano.

L’articolo 12 della Convenzione prevede un complesso meccanismo di controllo sul rispetto degli obblighi, assunti dagli Stati aderenti con la ratifica, affidandone la funzione di monitoraggio al Gruppo di per la lotta alla corruzione degli ufficiali pubblici stranieri nelle transazioni economiche internazionali (Working Group on Bribery).

Il meccanismo di verifica si incentra sullo strumento delle “peer review” (esame tra pari). La prima fase consiste nella valutazione, generica, del grado di adattamento delle legislazioni nazionali alla Convenzione. L’esame di fase II, invece, si incentra sul giudizio espresso dai valutatori OCSE in relazione all’effettiva applicazione dell’Accordo, nel Paese esaminato, sotto il profilo legislativo, amministrativo e regolamentare.

In tale ottica, “i soggetti firmatari hanno modificato le proprie legislazioni rendendo perseguibile penalmente la corruzione di pubblici ufficiali stranieri nei territori degli Stati aderenti”.

L’azione dell’OCSE contro la corruzione internazionale prosegue con il monitoraggio relativo all’effettiva attuazione, da parte degli Stati membri, delle disposizioni contenute nella Convenzione. Tale ciclo ha tre obiettivi prioritari: esaminare i progressi fatti dagli Stati parte rispetto alle raccomandazioni di Fase 2; analizzare eventuali modifiche della interna che rilevano ai fini dell’applicazione della Convenzione e delle successive raccomandazioni; verificare gli i passi compiuti sul piano dell’enforcement.

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