Minacce e intimidazioni ai giornalisti

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L’abitudine di minacciare o intimidire i è ormai prassi comune ed è da denunciare in tutte le sedi più opportune affinché la non subisca limitazioni di alcun tipo, in alcun paese.

Il delitto di minaccia è un reato di pericolo, per la cui integrazione non è richiesto che il bene tutelato sia realmente leso, bastando che il male prospettato possa incutere timore nel soggetto passivo, menomandone la sfera della libertà morale del giornalista nella funzione in cui esprime la sua opinione, anche se essa può ledere la privacy.

Approfondendo i dati di fonte Sdi-Sdd, sui reati commessi contro giornalisti, pubblicati sul sito della Federazione nazionale della stampa italiana, emergono tipologie specifiche di delitti: lesioni colpose, percosse, , ingiurie e persino estorsioni.

La cifra più consistente riguarda le minacce, peraltro in aumento negli ultimi tre anni: settantuno nel 2015, 88 nel 2016, 99 nel 2017.

Stesso discorso per le lesioni dolose: da quattordici nel 2015 a diciannove nel 2017. In netta diminuzione le ingiurie: trentanove nel 2015, diciassette nel 2016, tre nel 2017. In calo anche le percosse: da nove nel 2015 a cinque nel 2017.

In un’altra scheda on line il report delle province interessate, per il 2017, da Agrigento a Cosenza, da Genova a Foggia, da Udine a Viterbo, poco più di ottanta. Per quanto riguarda il periodo che va dall’1 novembre 2017 al 13 febbraio 2018, ancora le minacce al primo posto: diciassette. Lieve calo rispetto allo stesso periodo 2016-2017: venticinque.

Completano il quadro degli ultimi mesi, due estorsioni, tre casi di percosse e sei di lesioni colpose. Ventuno i provvedimenti fra denunce e arresti.

Questi, in sintesi, i dati ufficiali, che testimoniano evidentemente notevole insofferenza verso un’ di qualità, quella che quotidianamente svolgono giornalisti con la “schiena dritta”, animati da una passione che va oltre lo stipendio.

Negli ultimi anni hanno attaccato più volte i giornalisti, con minacce e a procedere penalmente, per potersi parare da eventuali situazioni in cui si è rei di un comportamento ostile, vessatorio, criminale peraltro documentato.

Le minacce con ritorsioni sono la parola d’ordine di ogni giornalista a non fermarsi mai più, in particolare quando non c’è un confronto amichevole fra persone civili, ma si usano altri metodi meschini, compreso intimidazioni con pallottole in busta!

Secondo il report dell’Osservatorio, dal primo gennaio al 23 settembre 2017 i giornalisti minacciati in Italia sono stati 232.

Dal 2006 a oggi, tra avvertimenti intimidatori, querele pretestuose, danneggiamenti e lesioni, i casi sarebbero oltre 3.380 (non sempre si ha però la forza di denunciare).

E se da un lato diminuiscono le minacce di morte (due episodi nei primi nove mesi del 2017 contro i 10 del 2016), dall’altro aumentano le aggressioni gravi (otto contro tre) e i sequestri giudiziari di archivi e agende (14 contro un unico caso del 2016), segno che a volte anche la magistratura sconfina, mettendo a rischio l’art. 21 della Costituzione sulla libertà di stampa e pensiero.

Sono frequenti le azioni intimidatorie da parte di soggetti ‘criminali’ che raccolgono documentazione anche privata e personale sui giornalisti, al fine di intimidire la loro libertà di opinione ed espressione con minacce di ritorsioni di vario tipo.

Le istituzioni e i cittadini devono impegnarsi attivamente per rimuovere ostacoli ed impedimenti alla libera circolazione delle notizie e delle opinioni.

Devono opporsi attivamente agli abusi e alla censura, devono farlo rivendicando con forza e convinzione i loro diritti, chiamando in causa istituzioni come il Consiglio d’Europa che possono intervenire solo se sono chiamati in causa, ma sono seriamente intenzionati ad affrontare tutti casi che si presentano. Lo disse Jan Malinowski, capo della divisione Media e Società dell’Informazione del Consiglio d’Europa al 50.mo congresso annuale dell’Aje-Aej (Associazione Giornalisti Europei)

I problemi della libertà di stampa si manifestano con episodi di censura, con minacce, incarcerazioni, l’assassinio di , persone che ritengono avere in mano documenti tali da poter ledere il lavoro professionale giornalistico, provvedimenti giudiziari eccessivi, leggi restrittive e tentativi di introdurre norme ancora più restrittive, come sta accadendo in Ucraina ed anche in Italia.

In altri paesi si può essere uccisi o arrestati per un articolo od un filmato.

Il Consiglio d’Europa, ha detto Malinowski, avverte un pressione crescente in molti paesi per limitare lo spazio di manovra del professionale e intende contrastarla. Perciò è stato avviato un progetto per creare uno spazio di informazione comune su questi temi, mettendo in rete tutti gli episodi di minacce, intimidazioni e abusi che si verificano nei singoli paesi europei.

Dobbiamo sapere, ha aggiunto, che si tenta di condizionare la stampa da quando, quattro secoli fa, si cominciò ad usare le presse tipografiche per fare circolare le informazioni. Non dobbiamo tollerare questi abusi.

Di fronte a questa situazione, Malinowski ha esortato i giornalisti ad avere coraggio e fiducia nelle istituzioni europee, per affermare con decisione il ad esercitare la .

Fonti
Odg.mi.it
lettera43.it
ossigenoinformazione.it