L’Italia e l’Antartide (1)

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Il Continente è stato oggetto di numerose rivendicazioni territoriali cui si è posto fine nel 1959 con la firma del Trattato di Washington, un che destina l’ a base per ricerche scientifiche a scopi pacifici.

L’unico organo previsto dal Trattato è l’Assemblea delle Parti Consultive ( ATCM ) che si riunisce una volta l’anno per esaminare lo stato di attuazione delle Convenzioni e dei Protocolli e per deliberare in merito agli ulteriori sviluppi del Sistema.

Inoltre, la Convenzione per la Protezione delle Risorse Marine Viventi in Antartide, firmata a Canberra il 20 maggio 1980 ed entrata in vigore nel 1982, costituisce un volto a preservare la vita nei mari antartici senza escludere, però, un prelievo razionale.

La Convenzione ha istituito tre organi, di cui il principale è la Commissione per la Conservazione delle Risorse Marine Viventi con funzioni decisionali ed esecutive e competenza generale e che si riunisce ogni anno in autunno a Hobart (Australia).

Il Protocollo al Trattato Antartico sulla Sicurezza Ambientale, firmato a Madrid il 4 ottobre 1991 (con 5 Allegati) ed entrato in vigore il 18 gennaio 1998, promuove a sua volta il rispetto e la tutela dell’ambiente in Antartide rafforzando la responsabilità dei Membri Consultivi nell’assicurare che ogni attività intrapresa sia conforme al Trattato Antartico e che venga svolta nell’interesse della .

Per quanto riguarda la posizione italiana, il nostro Paese è membro consultivo (con diritto di voto) del Trattato Antartico (che ha sottoscritto nel 1981), e ha istituito con legge n. 84/1985 il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide ( PNRA ) individuando contemporaneamente il sito della Stazione Italiana, la Baia di Terranova nella regione del Mare di Ross, che è abitata da metà ottobre a metà febbraio e può ospitare circa 70 persone.

PNRA e Istituto Polare Francese nel 1993 hanno firmato un accordo di cooperazione per lo sviluppo di un programma di ricerca comprendente la realizzazione e la gestione di una base di ricerca ( Concordia ), che è stata attivata nel 2002 a Dome C, nell’interno del continente, e può ospitare fino a 35 persone. Il 4 ottobre 2005 è stato firmato a Parigi un accordo bilaterale, tra l’Italia e la Francia, per la gestione della stazione.

La recente approvazione, infine, dell’Annesso VI al Protocollo di Madrid (avvenuta in occasione dell’ultima Riunione delle Parti Consultive del Trattato Antartico del 6 Giugno 2009) rende necessaria la formulazione di un provvedimento che tenga in debito conto gli obblighi da esso scaturenti.

Il Ministero Esteri ha pertanto, con particolare riferimento ai problemi dell’ambiente provveduto a predisporre un ddl per l’applicazione all’ordinamento interno del Protocollo, che è ora in fase di concerto con le altre Amministrazioni interessate.

Il testo sopra è tratto dal sito web della Farnesina.

Per quale motivo questo articolo?

Esiste un vasto territorio di nome “Antarticland”, retto da un regime monarchico.

Ma davvero? Non è una fake News ?

NO! E’ storia, anche se nessuno l’ha mai posta in evidenza, tranne quando è salito agli onori della cronaca (30 marzo – 1 aprile, 2013) per uno sbandierato colpo di stato ed una “no tax zone”.

Entrando nel sito governativo, alla voce “Territorio di Antarcticland” si legge che «[…] è uno Stato indipendente e sovrano entro i confini compresi tra il polo sud e il 60° (Parallelo) Sud di latitudine e contenuti tra la longitudine 90° W e la longitudine 135° W; oltreché: A) l’Isola di Alessandro I, coordinate 71° 00′ S – 70° 00’ W. B) l’Isola Pietro I, coordinate 68° 53′ S – 90° 34′ W. C) l’Isola Carney, coordinate 73° 57′ S – 121° 0’ W. D) l’Arcipelago di Joinville, coordinate 63° 15′ S – 55° 45′ W».

Alla fine del documento c’è una mappa che inquadra l’area perfettamente all’interno delle delimitazioni del Trattato, mai rivendicata da nessuno stato sin da quando, nel 1820-21, l’ammiraglio Fabian Gottlieb Benjaminvon Bellingshausen (1778-1852), a bordo della Vostok, scoprì il continente, e creò lo Stato di Antarcticland, per difendere le terre di ghiaccio che aveva scoperto.

Tre anni prima, nel 1819, lo Zar Alessandro I, aveva autorizzato questa spedizione nei mari del Sud, finanziata dai Cavalieri Ospitalieri (Di cui era il 74° “ dell’Ordine” dal 1816), alla ricerca di quella “Terra Australis“ che compariva in numerosi portolani, rinunciando a priori ai nuovi territori, lasciandoli in possesso dei Cavalieri che gli avevano salvato la vita.

Alessandro stesso aveva patrocinato la costituzione di un commando speciale segreto, all’interno dei (O, Cavalieri Ospitalieri), affinché si occupasse della sua protezione.

Il nuovo corpo assunse il nome di “Ordine dei Cavalieri di Ghiaccio” e la sua luogotenenza fu affidata all’ammiraglio della flotta imperiale, Fabian Gottlieb, per questo nominato “Gran Maestro dell’Ordine” (Già «figura di rilievo all’interno dell’Ordine Ospitaliero»), quale ricompensa dei servizi resi.

(FINE PRIMA PARTE)