L’ippocastano nelle patologie del circolo

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L’ (Aesculus hippocastanum) è una pianta molto comune in Europa, usata anche per fini ornamentali. Detta anche castagna d’India, può raggiungere altezze di 25-30 metri. La droga è rappresentata dal seme di colore marrone, contenuto nel frutto. Il seme è ricco di principi attivi. Il più comune è l’escina, ma vi sono anche , cumarine, amidi, acidi grassi insaturi. Da sempre l’ è conosciuto per le sue proprietà flebotoniche, antinfiammatorie, vasoprotettrici, astringenti. L’escina (insieme alle altre saponine contenute nella pianta) aumenta il tono venoso, agisce nelle fasi iniziali dell’infiammazione, opponendosi alle formazione dell’edema (aumento di liquido negli intestizi dei ), normalizza la permeabilità dei vasi.

Gli estratti di ippocastano si utilizzano nelle stasi venose degli arti inferiori, nelle emorroidi, come coaudiuvante nelle tromboflebiti, nei crampi muscolari notturni. La posologia della tintura madre è di 30 gocce tre volte al giorno. L’estratto secco si utilizza sotto forma di capsule, una o due al giorno. Importante è che le preparazioni siano correttamente standardizzate, in modo da conoscere l’esatta quantità di escina contenuta.

Esternamente l’ippocastano si utilizza come pomata nei casi di gambe pesanti e fragilità capillare (petecchie, ecchimosi), nelle emorroidi, nelle varici.

L’ippocastano lo si ritrova asssociato in sinergia con altre piante. Nelle flebiti con l’artiglio del diavolo, con l’hamamelis e il pungitopo nelle emorroidi e per aumentare il tono venoso, con il meliloto nella delle varici.

Nell’uso comune non si riscontrano particolari effetti collaterali. Se ne sconsiglia l’uso nella insufficienza renale. Il frutto non è commestibile.

(Giornalista – Farmacista)