[Libertà di Stampa] Emmegipress sotto attacco shadow ban

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Shadow ban (letteralmente «ban ombra», chiamato anche shadow banning, stealth ban, ghost ban o comment ghosting) è un termine proveniente dalla lingua inglese, utilizzato per riferirsi ad un’azione di moderazione che consente di nascondere un determinato utente da una comunità online, oppure di rendere invisibili i da lui pubblicati ad altri utenti.

Si differenzia dal ban propriamente detto, in quanto l’account o il profilo dell’utente interessato non viene bandito e/o eliminato dalla piattaforma e i suoi contenuti non vengono cancellati, ma resi non fruibili dagli altri utenti o da una parte di essi, oppure non visualizzati nelle funzioni di ricerca e/o dai feed delle notizie in evidenza (ovvero i cosiddetti trending topics). Inoltre, a differenza del ban vero e proprio, all’utente interessato non viene solitamente notificata l’azione di moderazione intrapresa nei suoi confronti. Ne consegue che l’utente in questione ne rimane completamente all’oscuro e/o non si accorge dello shadow ban.

Sebbene esempi di pratiche simili siano individuabili già a partire dagli anni ’70 e ’80[1], lo shadow ban è entrato nel dibattito pubblico nel secondo decennio del XXI secolo, con il diffondersi di e dei .

Ad oggi raramente i fornitori di servizi sospettati di adoperare questa pratica ne ammettono apertamente il loro utilizzo.

Press in questi giorni è stato oscurato in alcuni paesi esteri perché diffonde notizie veritiere, cioé contenuti ritenuti scomodi.

Questo divieto ombra cioé l’atto di bloccare totalmente o parzialmente il nostro contenuto in modo tale che non sarà immediatamente evidente, ovviamente è vietato.

Tuttavia non è facile accorgersi della situazione sino a quando dall’estero arrivano mail di ‘scomparsa’ del sito web on line.

Centinaia di utenti, perlopiù esteri, hanno riferito che Linkedin e Twitter limitano la visibilità dei post.

La è minacciata da soggetti che implementano i loro algoritmi; accade quindi che se un tweet riceve 100 risposte, potrebbe essere in grado di vederne solo una decina, mentre il resto viene visualizzato come tweet vietato.

Questa piattaforma di social media basa i suoi divieti in base ai rapporti degli utenti. Funziona attraverso l’intelligenza artificiale (intelligenza artificiale) imparando le cose che spingono gli altri utenti a silenziare o bloccare un account.

Ad esempio, se le persone che si scaldano a favore del global global decidono di bloccare qualsiasi account di dissenso sul riscaldamento globale, l’ombra che vieta l’intelligenza artificiale influenzerà quest’ultimo. Così facendo, il dissenso sarà censurato su Twitter.

D’altra parte, il divieto delle ombre nasconde anche le ricerche dei tag hash per gli utenti / account interessati. Pertanto, se Twitter shadow vieta un account, i tweet potrebbero essere visualizzati con hashtag particolari ma altri utenti non sono in grado di vederli.

Youtube utilizza un metodo più coercitivo, cioé questo di sotto, se pur non è assolutamente vero perché i video sono prodotti in redazione:

Tale situazione è accaduta a Byoblù su un loro video:

Noi di non entriamo nel merito di chi ha opinioni in merito ad un argomento specifico, a maggior ragione quando si tratta di salute. Ovviamente pensiamo che gli organi preposti potrebbero dare voce agli esperti e fornire, a loro volta, video interviste o video informazioni di smentite su argomenti trattati.

Peraltro la maggior parte degli utenti dei non sono a conoscenza delle linee guida e non comprendono in che modo, il loro comportamento, influisce sulle altre persone online.

Quindi, cari utenti, da ora in poi iniziamo una nuova battaglia contro quei social e piattaforme che limitano la libertà di stampa, quelle piattaforme social che ‘censurano’ le notizie senza aver la benché minima idea di cosa sono quelle ‘false’ da quelle ‘vere’.

Il nostro obiettivo è ‘aiutare gli utenti nel prevenire la pesca a traino e il comportamento negativo online dei social e piattaforme di vario tipo’, denunciando, nei vari paesi d’origine, grazie ai nostri utenti residenti in quei luoghi, le pratiche scorrette!

Se permettiamo il bavaglio alla stampa, la censura dei contenuti, gli spot di chi sono le testate che fanno informazione seria, permettiamo di violare la libertà di informarsi ove uno ritiene più opportuno ed avere una propria opinione sui fatti!

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