Legge Italicum, come funziona ?

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Dopo il Referendum Costituzionale del 4 Dicembre 2016 e le dimissioni di Renzi, in questi giorni, si parla dell’Italicum. Vediamo insieme di cosa si tratta. La legge elettorale italiana del 2015, denominata ufficialmente legge 6 maggio 2015, n. 52,[1] prevede un sistema proporzionale a doppio turno a correzione maggioritaria, con premio di maggioranza, soglia di sbarramento e cento collegi plurinominali con capilista “bloccati”.

Essa disciplina l’elezione della sola dei Deputati a decorrere dal 1º luglio 2016, in sostituzione della precedente legge elettorale del 2005, modificata dalla Corte Costituzionale con un giudizio di illegittimità costituzionale nel dicembre 2013 e tuttora in vigore limitatamente all’elezione del .

È comunemente nota come Italicum dal soprannome che le diede nel 2014 l’allora segretario del Partito Democratico e futuro presidente del Consiglio , suo principale promotore (fino a fine gennaio 2015 con l’appoggio anche di Forza Italia di Silvio Berlusconi, con il quale aveva stretto il Patto del Nazareno).

La legge Calderoli (legge n. 270/2005, comunemente nota come Porcellum), approvata durante il Berlusconi III, aveva regolato le elezioni politiche del 2006, 2008 e 2013, ed era stata duramente criticata perché accusata di stravolgere la volontà degli elettori e di non garantire sempre governabilità.

Per questi motivi il 26 gennaio 2009 venne presentata alla Camera dei deputati una proposta di legge elettorale di iniziativa popolare. Per tutta la XVI legislatura, tuttavia, tale proposta non venne mai esaminata.

Il 4 dicembre 2013, con sentenza pubblicata nel gennaio 2014, la Corte Costituzionale dichiarò incostituzionali le disposizioni della Legge Calderoli che assegnavano un premio di maggioranza indipendente dal raggiungimento di una soglia minima di voti e prevedevano la presenza di lunghe liste bloccate senza preferenze (le quali non rendevano i candidati riconoscibili all’elettore).

La legge venne quindi di fatto trasformata in un proporzionale puro con un voto di preferenza (soprannominato Consultellum). Un’eventuale nuova legge elettorale avrebbe quindi dovuto tenere conto dei principi costituzionali indicati dalla Consulta.

Il 10 dicembre 2013, in seguito alla pressione del segretario del Partito Democratico Matteo Renzi, la Commissione Affari Costituzionali della Camera cominciò a esaminare la proposta di legge popolare di cui sopra e ne fece un testo unificato con ben trenta altre proposte di legge di iniziativa parlamentare.

Nel febbraio 2014 il Presidente del Consiglio rassegnò le dimissioni a favore proprio di Renzi, insediatosi a capo dell’Esecutivo il 22 febbraio. L’ex sindaco di Firenze diede subito nuovo impulso al DDL presentando numerosi emendamenti al testo unificato che lo modificarono profondamente, dando vita al primo Italicum.

Inizialmente esso conteneva anche le norme relative all’elezione del Senato della Repubblica, ma l’11 marzo 2014, durante i lavori d’Aula, a seguito dell’approvazione di un emendamento del deputato del Partito Democratico, Giuseppe Lauricella, venne stralciata la parte riguardante il Senato, rendendo così la legge valida solo per la Camera dei Deputati, nell’ottica della riforma costituzionale allo studio in Parlamento che avrebbe dovuto rendere l’assemblea di Palazzo Madama non più direttamente elettiva.

L’Italicum venne approvato dalla Camera in prima lettura il 12 marzo.

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