Le Fondazioni bancarie Italiane

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Una fondazione bancaria è una persona giuridica non profit, privata e autonoma, che persegue esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello , appartenente all’ordinamento civile (art. 117, c. 2, lettera l, Cost.).

Le fondazioni bancarie sono state introdotte per la prima volta nell’ordinamento italiano, sia pure con la dizione di “Enti conferenti” ed un profilo all’inizio accentuatamente pubblicistico, con la legge n. 218 del 1990, la cosiddetta “legge-delega Amato-Carli” e hanno poi ricevuto la loro attuale configurazione con i successivi legge n. 461 del 1998 e n. 153 del 1999.

Le fondazioni bancarie hanno origine dalle antiche casse di risparmio, associazioni private nate nell’ ed affermatesi in Italia agli inizi del XIX secolo, quando si manifestò il bisogno di sostenere lo sviluppo produttivo dei ceti medio-piccoli dopo le disastrose guerre napoleoniche e di raccogliere i flussi di liquidità derivanti dalla nascente Rivoluzione industriale.

L’attività delle casse di risparmio (nate su iniziativa prevalentemente privata) era diversa dall’attività bancaria vera e propria:

le casse raccoglievano capitali con una sottoscrizione iniziale e poi con successivi depositi, mentre le banche nascono su iniziativa di gruppi ristretti ed hanno fini commerciali e speculativi;
le casse svolgevano attività di assistenza e beneficenza, mediante elargizione di beni indirizzati gratuitamente verso i ceti più umili, mentre le banche raccoglievano e remuneravano il piccolo risparmio.

Le Fondazioni Bancarie sono accusate di essere in mano a lobby di ex-politici e faccendieri. Sono anche criticate come a rischio di clientelismi e scambi di influenze.

Un esempio è il servizio di Report del 14/10/2012 sulla Cassa Depositi e Prestiti dove al minuto 18 si denuncia una grave ingerenza della politica nei consigli di amministrazione (Cda) delle fondazioni.

Un altro esempio è il lavoro pubblicato su Lavoce.info di un pool di economisti che hanno analizzato i Cda delle fondazioni con l’intento di scoprire le commistioni con la politica.

Dal 2000 al 2019 hanno erogato circa 24 miliardi di euro attraverso più di 400mila iniziative e investito significative risorse per perseguire gli obiettivi di missione indicati dalla legge: l’utilità sociale e la promozione dello sviluppo economico.

Le risorse utilizzate per realizzare le progettualità delle Fondazioni sono tratte dagli utili generati dagli investimenti dei loro patrimoni, che complessivamente ammontano a circa 40 miliardi di euro. [1]

Fino al 1994 le fondazioni, dette ‘enti conferenti’, avevano l’obbligo di mantenere il controllo della maggioranza del capitale sociale delle Casse di Risparmio (dette ‘banche conferitarie’).

Con l’entrata in vigore della legge n. 474/94 (cosiddetta direttiva Dini) tale obbligo fu eliminato e furono introdotti incentivi fiscali per la dismissione delle partecipazioni detenute dalle fondazioni.

Nel 1998, con l’approvazione della legge delega 23 dicembre 1998, n. 461 (cosiddetta legge Ciampi), e con il successivo decreto applicativo n. 153/99, il Parlamento ha provveduto, da un lato, a creare i presupposti per un completamento del processo di ristrutturazione bancaria avviato con la legge Amato e, dall’altro, a realizzare una revisione della disciplina civilistica e fiscale delle fondazioni: per effetto della riforma attuata dalla legge Ciampi, la cui prima fase si concluse con l’approvazione degli statuti da parte dell’Autorità di , “le fondazioni sono persone giuridiche private senza fine di lucro, dotate di piena autonomia statutaria e gestionale” (art. 2 d.lgs 17 maggio 1999, n. 153).

Il decreto, nel testo vigente, individua i settori ammessi (famiglia e valori connessi; crescita e formazione giovanile; educazione, istruzione e formazione, incluso l’acquisto di per la scuola; volontariato, e beneficenza; religione e sviluppo spirituale; assistenza agli anziani; diritti civili; prevenzione della criminalità e ; e agricoltura di qualità; sviluppo locale ed edilizia popolare locale; protezione dei consumatori; ; , medicina preventiva e riabilitativa; attività sportiva; prevenzione e recupero delle tossicodipendenze; patologie e disturbi psichici e mentali; e tecnologica; protezione e qualità ambientale; arte, attività e beni culturali), nell’ambito dei quali le fondazioni scelgono, ogni tre anni, non più di cinque settori rilevanti.

Le fondazioni bancarie possono così assumere la struttura di ‘fondazioni grant-making’ (erogare denaro a organizzazioni no profit che operano nei settori individuati) oppure possono scegliere quella di ‘fondazioni operative’, svolgendo direttamente attività d’impresa nei suddetti settori, intendendola come attività strumentale al raggiungimento dello scopo di utilità sociale.

In base all’ultimo bilancio di sistema (relativo al 2008), su 88 fondazioni, 18 non hanno più partecipazioni dirette nelle rispettive banche conferitarie; 55 ne detengono una quota minoritaria; le altre 15 – che nel loro complesso rappresentano il 4,4% del totale dei patrimoni delle fondazioni – posseggono più del 50% del capitale sociale (peraltro nel pieno rispetto della normativa vigente, in quanto l’originario obbligo di perdere il controllo delle conferitarie è stato eliminato, tramite il dl n. 143/2003, convertito nella legge n. 212/2003, per le fondazioni con patrimonio netto contabile non superiore a 200 milioni di euro, oppure operanti prevalentemente in regioni a statuto speciale). [2]

Note di approfondimento
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Fondazione_bancaria
[2] https://www.rivistapaginauno.it/Fondazioni-bancarie.php

ALTRE INFORMAZIONI
[A] https://www.youtube.com/watch?v=-itiu4nCPwo
[B] https://www.acri.it/wp-content/uploads/2020/02/cartina-agg.png
[C] https://italianonprofit.it/filantropia-istituzionale/cerca/tipologia-fondazioni-bancarie/
[D] https://www.dt.mef.gov.it/it/attivita_istituzionali/sistema_bancario_finanziario/fondazioni_bancarie/