Le bugie culturali sull’amore

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Quando ho perso un uomo che amavo avevo vent’anni, ero certa di non poter sopportare più il crepacuore, quindi ho involontariamente creato un’immagine ideale del mio Principe Azzurro. Riuscite a indovinare cosa è successo al ragazzo con cui sono uscita quando si è presentata l’occasione?

Invece di vedere cosa c’era di buono in lui, il mio scarabocchio mentale metteva in risalto solo le sue imperfezioni. Nel tentativo di garantire una vita senza dolore emotivo o rimpianti romantici, ho invece perso alcune buone opportunità relazionali.

Se sei profondamente consapevole dei difetti degli altri come me, forse hai bisogno di esplorare la motivazione dietro i tuoi ideali. È fede (perché ti senti guidato da Dio) o paura (perché hai il terrore di “stabilirti” o di essere abbandonato)?

Dire no alla paura e agli standard non realistici non significa rinunciare, ma bisogna concentrarsi sul fatto che una persona è diversa da noi, quindi non guardare se ha la giusta altezza o il peso o se esso è organizzato in modo equo, dobbiamo invece osservare su quanto sia paziente, gentile, umile, affettuoso, generoso, ecc.

Alcune delle bugie della nostra cultura sull’amore includono la bellezza, quindi l’esteriorità, una vita lineare, la perfezione caratteriale, ed altro ancora. Certamente dovremmo mostrare saggezza ed evitare di scegliere una persona che non corrisponde a dei valori basilari, cioè quelli prima indicati, men che meno idealizzare l’amore.

L’amore non viene a dimorare nella perfezione, perché nessuno è perfetto. L’amore dimora nello sgradevole, nell’imperfetto. Ecco perché se mi dicono sono lesbica li guardo in faccia rispondendogli che l’amore per l’altro è affinità.