LATINO, LINGUA DELLA CULTURA EUROPEA

Il latino medioevale. In sede filologica si intende per Latino medievale la lingua nella quale è redatta una vastissima produzione di testi, teologici, filosofici, letterari, di carattere religioso o profano, ma anche una intensa produzione di testi scientifici – chimica, botanica, zoologia, astronomia, medicina – e giuridici, accumulatasi durante i secoli VII-XIV nei vari Paesi d’Europa. È molto difficile indicare brevemente i caratteri generali di tale lingua, sia perché essi variavano nei secoli, sia perché nelle opere di uno stesso secolo si percepiscono coloriture locali: nel complesso si può affermare che la sintassi si ispirò soprattutto a quella degli scrittori cristiani della Chiesa di Roma (apologisti, teologi, ecc.; secoli II-IV), che diverge spesso dalla classicità ciceroniana: il lessico si arricchì enormemente, con neologismi e con barbarismi. Per ben sette secoli il latino fu quindi la lingua internazionale dell’Europa cristiana, unendo in una forte possibilità di comunicazione anche i Paesi che non avrebbero affatto fatto evolvere una lingua neolatina, la Germania, l’Inghilterra, i lontani paesi della «marca del Nord», la Boemia, l’Ungheria, la Polonia, le terre vaste e diverse dell’impero feudale. Il latino servì a tutti gli scopi, filosofici e letterari, diplomatici e commerciali; rappresentò in ogni Paese il persistere di una tradizione culturale e religiosa che custodì ed elaborò i valori del passato per trasmetterli alle nuove età: in latino erano scritti i codici nei quali l’Europa dei dotti, e dei chierici che ne sostenevano gran parte dell’impegno (intenta al lavoro in luoghi di intensa attività, alcuni vere e proprie ‘pietre miliari’ nella memoria comune, come in Francia le scuole di Chartes, Orléans, Cluny…) salvava, formava, comunicava attraverso lo spazio (non solo attraverso il tempo) la nuova cultura che veniva elaborando quale cultura di base della nuova, propria, precipua, civiltà del continente.

 

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Fonte: Cavaliere Domenico Errante