La tratta degli esseri umani nel Mondo [1]

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La schiavitù può essere fatta risalire al momento in cui gli esseri umani hanno stabilito qualche forma primitiva di società. I popoli sottoponevano a schiavitù gli sconfitti in seguito a guerre o campagne di conquista, impiegandoli nel lavoro nei campi o nei servizi domestici; ma anche forme di economico finivano per assoggettare persone indigenti o di etnie diverse al dominio pieno ed esclusivo di un padrone.

Nel mondo greco e romano, in particolare, tale pratica era così diffusa da procurare ingenti profitti economici: l’Impero Romano investiva molto nelle opere pubbliche e pertanto aveva bisogno di una gran quantità di forza lavoro a basso costo, ad esempio nel porto di Ostia le navi quotidianamente scaricavano rifornimenti alimentari, fiere per i giochi circensi e persone per la vendita. Plinio il Vecchio e Cicerone riferiscono di alcuni tentativi rivolti, invano, a diverse persone al fine di liberare i propri schiavi. I tentativi di fuga e/o la commissione di reati da parte di tali persone erano puniti severamente, talvolta senza alcuna difesa o tutela legale.

In seguito alla caduta dell’Impero romano d’Occidente, durante le invasioni barbariche, coloro che erano stati schiavi si dispersero nelle campagne e nelle vallate, sotto la giurisdizione di un signore o feudatario, che attribuì alla popolazione la denominazione di “servi della gleba”. Fuori dall’Europa, presso i musulmani, in Nord America e India la schiavitù continuò a essere sfruttata. Infatti, nel sistema di caste indù vi erano milioni di persone costrette a subire le pratiche imposte dalla propria cultura religiosa.

Quando nel XVI secolo avvenne la scoperta dell’America molte nazioni quali Paesi Bassi, Spagna, Portogallo, Francia e stabilirono proprie colonie in tutto il mondo. Inizialmente, solo i nativi del Paese conquistato potevano partecipare ai lavori forzati ma, nel momento in cui crebbe la domanda di beni, specialmente cotone e canna da zucchero per la produzione di alcolici, si rese necessaria anche una quantità maggiore di forza lavoro, così che quelle nazioni iniziarono ad importare schiavi da altri paesi, spesso, sfruttando le popolazioni dell’Africa Occidentale e costringendoli ad effettuare lunghi viaggi, in condizioni disumane, al fine di emigrare nei territori coloniali americani.

Una prima base fu stabilita sulla costa nei primi mesi del 1448, dalla quale un iniziale nucleo di indigeni fu trasferito in Portogallo. Nel 1562 si aggregò l’Inghilterra con rotte verso i Caraibi. Infine gli Stati Uniti, nel XVIII secolo, si appropriarono di un lungo tratto di costa africana, l’attuale Liberia, per difendere i propri interessi. Il lavoro dei campi, comunque, iniziò subito a mietere vittime: molti morirono di stenti, altri si suicidarono. A volte il lavoro era remunerato dalla medesima merce prodotta come nel caso degli alcolici, concorrendo da una parte a peggiorare lo sfruttamento della manodopera e d’altra parte a diffondere diverse leggende sull’automedicazione di tale sostanza. Nonostante tali indicazioni alimentari, l’aspettativa di vita era comunque minima.

Si stima che circa 8-10 milioni di persone furono costrette ad attraversare l’Atlantico dirette in America. L’economia di molte città quali Nantes, Bristol e più tardi Liverpool, sopravvissero grazie alla schiavitù e gli affari furono trattati come parte del più ampio interesse nazionale. Le conseguenze individuali, alla fine, ebbero vasta evo; l’impatto del commercio che ebbe sulla società africana è difficile da quantificare.

I mercanti di schiavi raramente si addentravano nell’entroterra per catturare le proprie vittime, così che delle associazioni criminali quali i Dahomey e gli Ashanti si impegnarono, dietro un corrispettivo in denaro, a piantonare la “merce” così come nutrire gli schiavi fino all’imbarco. Quando, in un secondo momento, gli esploratori europei decisero di ampliare i propri obiettivi di cattura, si scoprì che questi popoli spesso agivano come intermediari nella tratta più all’interno.

Il bisogno di schiavi creò uno stato permanente di guerra che si diffuse ovunque, anche lontano dagli stessi contatti dei colonialisti. Sebbene intervenissero vari mutamenti nel modello schiavista, il trattamento che gli schiavi dovettero subire rimase invariato. Punizioni di efferata crudeltà, lunghi turni di lavoro e magre soddisfazioni erano all’ordine del giorno, almeno fino a quando Spagna e Portogallo dimostrarono di voler cambiare le proprie leggi e concedere taluni diritti, come ad esempio il matrimonio e la possibilità di denunciare un padrone crudele.

Sebbene già nel diritto romano esistessero delle modalità di affrancamento dalla schiavitù, e per quanto il cristianesimo abbia rappresentato una tappa fondamentale per tale movimento di liberazione, l’idea della libertà intesa come diritto naturale venne affermata solo nel XVIII secolo grazie ai contributi teorici di John Locke, Wesley e Jean-Jacques Voltaire.

A fronte della modalità con cui, per secoli, le potenze coloniali catturavano i nativi africani per avviarli allo sfruttamento, con l’Illuminismo avvennero una serie di innovazioni nel modo di affrontare le questioni sociali.

In Francia, Danimarca ed Inghilterra cominciavano ad emergere i primi movimenti anti-schiavisti che rivendicavano la riforma dei codici penali, l’abolizione degli ‘hanging codes’ ed un diverso trattamento per le persone che soffrivano di disturbi mentali.

Nel XIX secolo molte nazioni, che riuscirono a conquistare l’indipendenza in America, abolirono la schiavitù. Il Brasile nel 1888, la Bolivia nel 1825, il Regno Unito nel 1833, la Francia nel 1848 e, infine, gli Stati Uniti nel 1865.

Il Congresso degli Stati Uniti, tuttavia, con il White Slave Traffic Act nel 1910 proibì il matrimonio interetnico e predispose misure atte ad espellere le donne che si macchiavano di atti immorali. A causa di tale politica, si stima che il 70% di donne arrestate nel tentativo di varcare il confine furono indotte alla prostituzione.

Una volta che l’idea della schiavitù a sfondo sessuale passò dalle donne bianche a quelle di colore, il governo degli Stati Uniti iniziò ad erogare dei permessi di ingresso per evitare ad altri di entrare nel paese con motivi diversi. In particolare il “Temporary Quota Act” del 1921 ed l'”Immigration Act” del 1924 servirono a prevenire l’ingresso di immigrati provenienti dall’Europa. A partire dagli anni venti, la tratta di esseri umani non fu vista come un problema sociale almeno fino agli anni novanta. Ciò a causa del fatto che vi erano rilevanti problemi di etnica già all’interno dei confini degli Stati Uniti come dimostrò la “sentenza Brown” nel 1954 ed il primo matrimonio interetnico celebratosi nel 1967 tra l’afroamericano James Van Hook e la bianca Liana Peters.

Nel 1948 in seguito alla Dichiarazione universale dei diritti umani, la schiavitù così come la tratta di esseri umani, furono banditi in tutto il mondo. L’idea di un definitivo affrancamento da qualsiasi forma di schiavitù, tuttavia, abbisogna ancora di molti sforzi prima di essere raggiunta. Il medesimo documento afferma:

«nessuno può essere sottoposto in stato di schiavitù o servitù; il commercio di schiavi deve essere proibito in tutte le sue manifestazioni»

Leggi emanate nei primi anni del 2000 in Francia, così come negli Stati Uniti, confermano l’orientamento del legislatore nel contrastare le diverse forme di schiavitù contemporanee. La legge statunitense, in particolare, prevedeva che l’amministrazione americana:

integrasse i Country Reports sui diritti umani (che la segreteria di Stato redige ogni anno) con dati paese per paese sull’esistenza di gravi forme sulla ;
costituisse una Inter-Agency Task Force to Monitor and Combat Trafficking che, a decorrere dal 2002, pubblicasse annualmente una lista di Stati che non rispettano degli standard minimi nella lotta alla tratta di esseri umani, con prevedibili conseguenze politico-diplomatiche.

Successivamente furono approvate – previe interessanti relazioni parlamentari sul fenomeno, come il Rapporto all’Assemblea Nazionale francese della missione di informazione comune sulle diverse forme di schiavitù moderna – nuove disposizioni che si arricchivano di alcuni dei contributi scientifici più recenti.

Non a caso tali studi provenivano da ambiti geografici (Stati Uniti d’America, Australia) dove con crescente attenzione si fronteggia la problematica della tratta delle persone elaborati dopo la scoperta delle ingenti dimensioni raggiunte dal fenomeno delle nuove forme di .

Da ciò prese le mosse l’iter legislativo con cui l’Italia, novellando l’art. 600 c.p. e seguenti del , ha soddisfatto l’esigenza di apprestare una risposta sanzionatoria assai incisiva contro queste tipologie di sfruttamento.

Una particolare attenzione è stata riservata all’evoluzione dello strumento cautelare reale, alla luce delle proposte emerse in sede di Consiglio dell’ che intenderebbero creare una procedura speciale di “blocco dei beni” (funzionalizzato alla confisca, recentemente evolutasi proprio in sede europea in direzione dell’inclusione del valore equivalente al profitto o prezzo del reato) per alcuni reati tra cui la tratta delle persone.

Tratta di esseri umani e traffico di
Divergenze d’impostazione giuridica – che continuano a sussistere tra gli Stati della comunità internazionale – hanno indotto la Convenzione delle Nazioni Unite contro la organizzata transnazionale a distinguere, nei suoi due protocolli aggiuntivi, rispettivamente, la “tratta di esseri umani” (human trafficking) e il “traffico di migranti” (migrant smuggling), nonostante la frequente connessione tra i due fenomeni.

Mentre, infatti, il traffico di migranti si può configurare come un reato contro lo Stato e spesso implica un interesse reciproco del trafficante e della vittima, la tratta degli esseri umani configura un reato contro la persona e presuppone come obiettivo lo sfruttamento della risorsa umana. Infine si può suddividere quest’ultimo in “sfruttamento di manodopera” e “” fino ad includere la fattispecie più grave: lo “sfruttamento dei minori”, sia per fini ergonomici che biologici.

Il traffico di migranti è anche noto come “favoreggiamento dell’”. Essa consiste nella richiesta volontaria da parte di migranti, magari dietro il pagamento di un corrispettivo a certi individui di dubbia liceità, per il trasporto di cose o persone da un paese ad un altro dove l’ingresso sarebbe ostacolato dalle leggi di quel paese.

Molto spesso, in prossimità dei confini internazionali, intere imbarcazioni di trafficanti sono bloccate dall’autorità giudiziaria con il conseguente piantonamento dei migranti in apposite strutture di accoglienza e, in qualche caso, con l’arresto dei criminali.

Talvolta l’insieme di passeggeri trattenuti in una nave supera di parecchio le centinaia e, a causa delle cattive condizioni di navigazione, non sono stati pochi i casi in cui è stato necessario il ricovero in ospedale per molte donne e bambini o, peggio ancora, i casi di naufragio.

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