La scienza della spazzatura di debunking

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Una lezione presso l’Università di Washington chiamata “Calling Bullsh” insegna agli studenti come riconoscere la disinformazione nella nostra era digitale.

Uno degli argomenti che hanno toccato è stato il ruolo svolto dai controllori dei fatti nei dibattiti online. Certamente, possono e svolgono un ruolo molto costruttivo. Ci sono così tante bugie che ruotano attorno, che il controllo dei fatti professionale sembra essere un bene pubblico necessario.

Ma chi controlla i fatti?

Sebbene possa sembrare una domanda sciocca, l’obiettività dei siti Web di verifica dei fatti è già stata messa in dubbio e per vari motivi.

Nel mondo esistono società private che utilizzano notoriamente “pantaloni in fiamme” nel loro controllo dei fatti sui siti web (blog, social net), ma non solo adesso anche testate giornalistiche.

Un altro problema con il controllo dei fatti è il sistema di valutazione.

I correttori dei fatti spesso concludono che le affermazioni sono vere, per lo più vere, per metà vere, per lo più false o false.

Ma una tale classificazione è persino possibile?

In altre parole, qualcosa può davvero essere “per lo più vero” o “mezzo vero”?

Se un politico affermasse che la città perduta di Atlantide è stata scoperta sotto Puget Sound, tutti saprebbero che mentiva. È del tutto assurdo. Ma se un politico fa una falsa affermazione in un contesto per lo più vero, le persone hanno molte più probabilità di crederci. In altre parole, le bugie più efficaci sono “per lo più vere”.

Chi controlla i fatti i controllori dei fatti?

In definitiva, il controllo dei fatti è un’impresa molto più soggettiva di quanto vorremmo che fosse.

La verità è reale ma a volte difficile da accertare, in particolare quando sono coinvolte ideologie politiche e ragionamenti motivati .

Per evitare queste insidie, i controllori dei fatti devono essere profondamente sensibili a tali pregiudizi.

Altrimenti, i correttori di fatto saranno visti semplicemente come un’altra manifestazione di “notizie false”.

La premessa sopra indicata in quanto, prima di tutto, in Italia esiste l’Ordine dei Giornalisti al cui interno c’è un comitato di disciplina. Secondo ogni giornalista ha delle regole deontologiche da seguire. Terzo esiste una autorità che è garante delle comunicazioni. Quarto esiste la Costituzione Italiana. Quinto, esistono leggi, norme e tribunali.

Quanto sopra per far capire, ai certificatori delle notizie, che devono occuparsi di coloro non sono ‘giornalisti’ perché essi non necessitano nel affidarsi a “correttori di fatti” per garantire, presumibilmente, che le notizie siano fattuali, che le fonti siano affidabili e che le dichiarazioni siano accurate.

Questi soggetti certificatori, composti anche da illustri giornalisti professionisti, possono esprimere ‘personalmente’ le loro opinioni, ma non devono permettersi di ‘censurare’ chi ha già degli organi preposti a controllare il lavoro che viene svolto nell’informazione.

Per coloro che creano application da scaricare mediante browser o smartphone, ove indicano quali testate sono veritiere o spacciatori di notizie false, ricordiamo che verranno querelati e saranno chiesti anche ingenti danni materiali, poiché la ‘certificazione’ è sinonimo di ‘censura’ , pertanto, in uno stato democratico, questi comportamenti vanno denunciati nelle sedi più opportune.

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