La retorica di Aristotele

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La retorica di Aristotele propone che un oratore possa usare tre tipi fondamentali di appelli per persuadere il suo pubblico: ethos (un appello al personaggio di chi parla), pathos (un appello all’ del pubblico) e loghi (un appello al ragionamento logico).

Inoltre classifica la retorica in tre generi: epidittico (discorsi cerimoniali che trattano di lode o colpa), forense (discorsi giudiziari su colpa o innocenza) e deliberativo (discorsi che invitano il pubblico a prendere una decisione su una questione).

Aristotele delinea anche due tipi di prove retoriche : l’ entimema (prova per sillogismo ) e paradeigma (prova per esempio).

Aristotele scrive nella sua poetica che poesia epica , , commedia, poesia dithyrambic, pittura, scultura, e sono tutti fondamentalmente atti di mimesi (“imitazione”), ciascuno variando in imitazione per mezzo, oggetto e modo.

Aristotele applica il termine mimesi sia come proprietà di un’opera d’ sia come prodotto dell’intenzione dell’artista e sostiene che la realizzazione della mimesi da parte del pubblico è vitale per comprendere l’opera stessa.

Aristotele afferma che la mimesi è un istinto naturale dell’ che separa gli umani dagli animali e che tutta l’arte umana “segue il modello della ”.

Per questo motivo, Aristotele credeva che ciascuna delle arti mimetiche possedesse quelle che Stephen Halliwell chiama “procedure altamente strutturate per il raggiungimento dei loro scopi”.

Ad esempio, la musica imita con i media del ritmo e dell’armonia, mentre la danza imita solo con il ritmo e la poesia con il linguaggio. Le forme differiscono anche nel loro oggetto di imitazione. La commedia, ad esempio, è un’imitazione drammatica degli uomini peggiore della media; mentre la tragedia imita gli uomini leggermente meglio della media.

Infine, le forme differiscono nel loro modo di imitare – attraverso la narrazione o il personaggio, attraverso il cambiamento o nessun cambiamento, e attraverso il dramma o nessun dramma.

Mentre si ritiene che la poetica di Aristotele originariamente comprendesse due libri – uno sulla commedia e uno sulla tragedia – è sopravvissuta solo la parte che si concentra sulla tragedia.

Aristotele ha insegnato che la tragedia è composta da sei elementi: struttura della trama, carattere, stile, pensiero, spettacolo e poesia lirica.

I personaggi di una tragedia sono semplicemente un mezzo per guidare la storia; e la trama, non i personaggi, è l’ principale della tragedia.

La tragedia è l’imitazione dell’azione che suscita pietà e paura, e ha lo scopo di influenzare la catarsi di quelle stesse emozioni.

Aristotele conclude la poetica con una discussione sulla quale, se una delle due, è superiore: mimesi epica o tragica.

Egli suggerisce che poiché la tragedia possiede tutti gli attributi di un’epopea, possibilmente possiede attributi aggiuntivi come spettacolo e musica, è più unificata e raggiunge lo scopo della sua mimesi in ambito più breve, può essere considerata superiore all’epopea.

Aristotele era un appassionato collezionista sistematico di indovinelli, folklore e proverbi; lui e la sua scuola avevano un interesse speciale per gli enigmi dell’Oracolo di Delfi e studiavano le favole di Esopo.

Fonte : wikipedia