La popolazione della Europa

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La popolazione dell’Europa, comprendendo le regioni del versante settentrionale del Caucaso, conta circa 740.000.000 abitanti, distribuiti su 10.091.000 km². La densità media è pari a circa 70,6 abitanti/km². L’Europa, se da un lato è uno dei continenti più piccoli, dall’altro ha un’elevata densità di popolazione, seconda solo a quella dell’Asia.

Le cause di tale concentrazione sono da ricercarsi in molteplici fattori, in primo luogo la posizione geografica: l’Europa è infatti quasi del tutto compresa nella fascia temperata e l’80% del territorio è utilizzabile per l’agricoltura e le attività umane.

Nel corso dei secoli, il continente ha subito forti incrementi e decrementi di popolazione, legati agli avvenimenti storici.

I primi dati attendibili risalgono all’era cristiana, quando si ritiene che in Europa vivessero 40 milioni di persone, concentrate sulle sponde del mar Mediterraneo.

In seguito alle invasioni barbariche provenienti da oriente ci fu un forte calo dovuto alle guerre continue, alle carestie e alle epidemie.

Intorno all’anno 1000, grazie alla rinascita dell’agricoltura e alla conseguente , la popolazione si era nuovamente assestata sulle cifre dei secoli precedenti.

A partire dall’XI secolo e fino agli inizi del XIV ci fu un costante aumento: dai circa 35 milioni di abitanti nell’anno 1000, si arrivò a 80 milioni nel 1330.

Poco più tardi, però, questa crescita subì una battuta d’arresto a causa di diverse epidemie di peste, la più terribile quella del 1347, che fecero 20 milioni di vittime.

Nel Quattrocento la popolazione tornò ad aumentare e tale tendenza continuò ininterrottamente con la sola eccezione di una fase di stagnazione nella prima metà del XVII secolo.

Agli inizi del Settecento la popolazione era salita a 110-125 milioni.

A permettere tale incremento era stato il forte calo del tasso di mortalità infantile, conseguenza a sua volta del miglioramento delle condizioni igieniche e sanitarie di gran parte della popolazione e del progresso economico conseguente alla rivoluzione industriale e alla rivoluzione agricola.

Da quella data in poi l’incremento demografico fu continuo nonostante l’ in altri continenti in seguito al quale, già nel 1800, avevano lasciato l’Europa 180 milioni di persone che divennero 390 milioni nel 1900, 500 milioni nel 1930, 540 milioni nel 1950 e 700 milioni nel 2000.

Dopo una fase di crescita zero, dal 2000 in poi in Europa è iniziato un declino demografico causato dalla diminuzione della natalità, caso unico al mondo in quanto tutti gli altri continenti registrano ritmi di crescita decisamente elevati.

I dialetti e le lingue romanze, parlate in Europa da quasi 300 milioni di persone, sono tutte scritte usando l’alfabeto latino e dovrebbero corrispondere a quello di tutte le varietà neolatine (dette dialetti romanzi) parlati all’interno della Romània.

Alcune di queste lingue però hanno subito nel corso del tempo delle normalizzazioni (per il lungo uso, l’opera delle Accademie e dei grammatici nonché il peso della tradizione letteraria) e godono di uno status di ufficialità:
il portoghese (con oltre 11 milioni di parlanti),
lo spagnolo (con quasi 50 milioni di parlanti),
il francese (con oltre 70 milioni di parlanti),
l’italiano (con oltre 65 milioni di parlanti),
il romeno (con quasi 25 milioni di parlanti) e il catalano (con quasi 10 milioni di parlanti).

A queste possiamo aggiungere le lingue alle quali è stato riconosciuto uno status di ufficialità in ambito locale, sebbene non abbiano ricevuto una normalizzazione o l’abbiano ricevuta incompleta o non unanimemente accettata dai locutori:

il galiziano, il mirandese, l’occitano, il francoprovenzale o arpitano, l’aromeno, il sardo, il corso, il friulano, il ladino dolomitico, il romancio, l’asturiano, l’aragonese, il leonese, il limosino, il piccardo, il vallone, il normanno, il gallo, il ligure, il piemontese, il veneto, il lombardo, l’emiliano, il romagnolo, il napoletano, il siciliano, l’istrioto, il morlacco, l’istroromeno, il meglenoromeno e il giudeo-spagnolo.

Ci sono anche dialetti che non hanno avuto alcuna normalizzazione, perché sono parlate da un numero molto ristretto di persone, per esempio la lingua moesorumena.

Le lingue germaniche, parlate da oltre 300 milioni di persone, usano l’alfabeto latino, a volte leggermente modificato.

L’unica lingua germanica scritta con un alfabeto diverso dal latino è lo yiddish, che impiega l’.

Le lingue germaniche più diffuse in Europa sono l’inglese (parlato da oltre 70 milioni di persone) e il tedesco (con quasi 85 milioni di locutori).

Altre lingue di rilevante importanza sono il nederlandese (con oltre 23 milioni di locutori) e le lingue scandinave (soprattutto danese (con oltre 5 milioni di parlanti), norvegese (con quasi 5 milioni di parlanti) e svedese) (con quasi 10 milioni di parlanti).

Sono stimate, inoltre, altre 53 lingue germaniche.

Le lingue slave sono parlate da oltre 315 milioni di persone abitanti in Europa centro-orientale e balcanica.

Alcune lingue slave usano l’alfabeto latino con alcuni segni diacritici (bosniaco, ceco, croato, polacco, slovacco, sloveno), altre quello cirillico (bielorusso, bulgaro, macedone, russo, serbo, ucraino), con variazioni minime tra una lingua e l’altra.

Fonte
wikipedia.org