La conoscenza è la consapevolezza e la comprensione di fatti, verità o informazioni

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La conoscenza è qualcosa di diverso dalla semplice informazione. Entrambe si nutrono di affermazioni vere, ma la conoscenza è una particolare forma di sapere, dotata di una sua utilità. “Conoscenza” è un termine che può assumere significati diversi a seconda del contesto, ma ha in qualche modo a che fare con i concetti di significato, informazione, istruzione, comunicazione, rappresentazione, apprendimento e stimolo mentale.

Mentre l’informazione può esistere indipendentemente da chi la possa utilizzare, e quindi può in qualche modo essere preservata su un qualche tipo di supporto (cartaceo, informatico, ecc.), la conoscenza esiste solo in quanto c’è una mente in grado di possederla. In effetti, quando si afferma di aver esplicitato una conoscenza, in realtà si stanno preservando le informazioni che la compongono insieme alle correlazioni che intercorrono fra di loro, ma la conoscenza vera e propria si ha solo in presenza di un utilizzatore che ricolleghi tali informazioni alla propria esperienza personale. Fondamentalmente la conoscenza esiste solo quando un’intelligenza possa essere in grado di utilizzarla.

In filosofia si descrive spesso la conoscenza come informazione associata all’intenzionalità. Lo studio della conoscenza in filosofia è affidato all’epistemologia (che si interessa della conoscenza come esperienza o scienza ed è quindi orientata ai metodi ed alle condizioni della conoscenza) ed alla gnoseologia (che si ritrova nella tradizione filosofica classica e riguarda i problemi a priori della conoscenza in senso universale).

Nella disciplina chiamata “gestione della conoscenza”, o Knowledge Management, si distinguono vari tipi di conoscenza: quella tacita, quella esplicita e quella incorporata.

Conoscenza esplicita
È quella forma di conoscenza che può in qualche modo essere rappresentata, o meglio, che può essere trasferita da un individuo ad altri tramite un supporto fisico, quale può essere un libro o un filmato, o direttamente, attraverso una conversazione o una lezione. Un documentario, un manuale, un corso, sono tutti contenitori di conoscenza esplicita.

Conoscenza tacita
È quella forma di conoscenza che ci è più propria, ovvero ciò che sappiamo, anche se a volte non siamo capaci di esplicitarlo. Non tutta la conoscenza tacita è in effetti esplicitabile, e quando lo è, non è detto che lo possa essere completamente. Il «saper fare» qualcosa è conoscenza tacita, così come lo è quella particolare forma di conoscenza al quale diamo il nome di «intuizione», e che altro non è che la capacità di utilizzare in modo inconscio la propria esperienza per risolvere in modo apparentemente magico e inspiegabile problemi anche molto complessi.

La maggior parte della conoscenza di un individuo o di un gruppo di individui è tacita e non può essere esplicitata in toto o in parte. In un sistema di conoscenza, quindi, gli esseri umani non sono semplici utenti, ma parte integrante del sistema.

Conoscenza incorporata
È quella forma di conoscenza che, pur esplicitata, non lo è in forma immediatamente riutilizzabile, ma richiede a sua volta conoscenza per essere estratta. Ad esempio, un processo nasce dalla formalizzazione di un’esperienza, ma pur essendo consapevoli di quali siano i passi per eseguirlo, si può ignorare il perché debbano essere eseguiti in quella determinata maniera. Solo chi ha una certa esperienza può comprendere perché quel processo è stato definito in quel modo. Un oggetto può avere la conoscenza incorporata nell’ergonomia del design, oppure nella realizzazione delle sue funzionalità.

L’esempio del libro
Un libro è un contenitore di tutti e tre i tipi di conoscenza: quella esplicita è nel contenuto, in ciò che dice; quella incorporata è nello stile di scrittura, o nel modo in cui il libro è stato realizzato, non solo come testo, ma come oggetto fisico (rilegatura); quella tacita è in tutto ciò che non è stato scritto, ovvero nel lavoro preparatorio che solo l’autore del testo potrebbe cercare di raccontare, nelle scelte fatte e nella capacità stessa di averlo scritto.

La conoscenza viene anche distinta in fattuale o inferenziale. La prima si basa sull’osservazione diretta; non è esente da una certa dose di incertezza, a causa dei possibili errori di osservazione e di interpretazione, oltre che dalla possibilità che i sensi possano essere ingannati da una illusione.

La conoscenza inferenziale è invece basata sul ragionamento a partire non da un’esperienza ma da un fatto acquisito, o da una ulteriore conoscenza inferenziale, quale ad esempio una teoria. Una tale conoscenza può essere o meno verificabile tramite l’osservazione o l’esperimento. Per esempio, tutta la conoscenza relativa all’atomo è di tipo inferenziale. La distinzione tra conoscenza fattuale ed inferenziale è studiata dalla semantica generale.

Attraverso l’esperienza, l’osservazione e l’inferenza, gli individui e le culture ottengono una conoscenza sempre maggiore. Il modo in cui questa conoscenza si diffonde dagli uni agli altri è esaminata dalla “teoria antropologica della diffusione”. Questa esplora i fattori che portano gli uomini a divenire consapevoli, esperti, e ad adottare idee e pratiche nuove.

In proposito, alcuni studiosi mettono in rilievo come si abbia conoscenza solo grazie alla memoria, ad esempio Gustav Meyrink.

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