Italia, Frammenti Plastica: Stop commercio prodotti igiene personale

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Dal 1 Gennaio 2020 c’è il divieto, in Italia, di mettere in cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente contenenti che contengano piccoli e piccolissimi frammenti di plastica, in genere, di grandezza inferiore a 5 millimetri. Questi non vengono trattenuti dai più comuni sistemi di depurazione e finiscono direttamente in mare, generando un delle acque anche marine oppure nei fanghi di depurazione utilizzati in agricoltura.

L’Italia non è l’unico paese ad avere introdotto questo tipo di divieto, altri paesi europei e non hanno mostrato di essere sensibili a questa problematica.

In Francia è stato introdotto l’anno scorso, nel 2019, il divieto all’impiego di microplastiche nei prodotti da risciacquo ad azione esfoliante o detergente, a eccezione di quelli biobased o non persistenti.

Nel Regno Unito sono state presentate quattro proposte legislative che interessano Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord. A partire dal 1° gennaio 2018, in Inghilterra e in Scozia è cessata la produzione di cosmetici e prodotti per la cura della persona contenenti microbeads come stabilizzanti ed esfolianti, mentre dal giugno dell’anno scorso il divieto è stato esteso anche alla di questi prodotti; linea adottata poco dopo dal Parlamento gallese.

In Svezia sono state introdotte limitazioni e divieti che scatteranno nel 2020 (dovrebbero essere scattate il 1° gennaio 2020), sempre per prodotti destinati alla cura della persona (dai dentifrici ai gel doccia fino alle creme per il corpo).

In Belgio si è privilegiata la strada degli accordi volontari con i produttori.

In Danimarca, il divieto ai cosmetici da risciacquo con microplastiche risulta temporaneo, in attesa della normativa UE.

Fuori dall’, il primo a muoversi per arginare il fenomeno è stato il Governo statunitense con il Microbead-Free Waters Act 2015, emanato dal Presidente Barack Obama, che vieta ai produttori di cosmetici da risciacquo di aggiungere intenzionalmente le microplastiche.

Il dato ancora non è certo, secondo alcuni studi costituiscono una quota compresa tra lo 0,01% e il 4,1% del totale, secondo altri, invece, sono in una percentuale compresa tra lo 0,01% e l’1,5% sul totale delle fonti. L’Unep, nel 2015, nel suo rapporto “Plastic in Cosmetics” stimava che si riversava, ogni giorno, nei mari europei fino a 24 tonnellate di “polvere” di plastica derivata dall’uso di cosmetici, per un totale di 8600 tonnellate l’anno.

Anche le Nazioni Unite, all’interno del progetto Clean seas, hanno dedicato attenzione a questo tema, nelle pagine “ What’s in your bathroom ?” troviamo molte informazioni sul contenuto dei prodotti che comunemente usiamo per la pulizia personale: dentifricio, shampoo ma anche pannolini per bambini, assorbenti o liquido per le ; basta posizionarsi sull’icona del prodotto per avere indicazioni utili.

Ancora più dettagliate le informazioni riportate sul sito Beat to the microbead, dove è presente un elenco delle sostanze da evitare nei prodotti per la cura della persona e nei cosmetici. La guida suddivide molti degli ingredienti in 4 categorie, due delle quali, lista rossa e arancione, contengono le sostanze da evitare. Gli ingredienti della lista “rossa” sono senza dubbio annoverabili tra le microplastiche mentre la lista “arancione” include tutta una serie di ingredienti definiti “skeptical” su cui non si hanno certezze scientifiche univoche ma nei confronti dei quali è comunque preferibile adottare un atteggiamento di cautela.

Fonte : Arpat. Toscana