Il VAR e la discrezionalità della tecnologia

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Da quando il VAR ha fatto il suo ingresso nel mondo del , le polemiche sulle decisioni arbitrali non si sono placate. Molti pensavano che con l’arrivo della qualsiasi azione dubbia si sarebbe potuta rivedere al rallentatore, da mille angolazioni diverse e ogni diatriba sarebbe stata risolta. Avremmo avuto partite di durata imprecisata ma perfette, senza errori e linde come un fazzoletto bianco. Purtroppo non è andata così. La tecnologia sembra, invece, aver acuito alcuni problemi, soprattutto perché, ora, qualsiasi errore diventa palese, evidente, e allora adesso sì che i malpensanti possono parlare di malafede arbitrale. Perché se, nonostante l’evidenza dei fatti, cioè la visione al VAR, l’arbitro decide in modo diverso, è chiaro che, per i complottisti, c’è il dolo, l’imbroglio, la sudditanza.

Ora, il , crediamo, è un po’ diverso. Noi non apparteniamo a quel numero di calciofili, molto più numeroso di quello che si , che quando escono le designazioni arbitrali vanno a vedere il ruolino di marcia del direttore di gara con la loro e da lì riescono a predire con il risultato della partita. Anche perché smetteremo di guardare il calcio e di andare allo stadio. Però è indubbio che l’arrivo del VAR ha molto cambiato le cose dal punto di vista dei direttori di gara, facilitando il loro lavoro ma rendendoli anche meno protagonisti in campo.

Per questo, comunque, VAR o no, persiste una zona d’ombra, detta anche potere discrezionale, che nessuna tecnologia potrà mai cancellare. Per esempio, prendiamo il fallo di mano. Un groviglio di situazioni difficilissimo da districare.

Braccio teso, modo saluto , braccio attaccato, tipo soldato sull’attenti, volontario, non volontario, palla che va verso il braccio o viceversa, palla che prima sbatte su altra parte del corpo e poi va sul braccio. Un caos che nemmeno un VAR che andasse a radiografare l’omero del giocatore riuscirebbe a risolvere. Per non parlare dei falli da ultimo uomo (o da chiara occasione da gol).

Poi le ammonizioni, le prime in genere arrivano subito, per le seconde bisogna aspettare situazioni da . E non finisce sicuramente qui. Insomma, il VAR è un oggetto meraviglioso, che vorremmo avere anche in casa. Ma non ha risolto tutti i problemi di un con qualche pecca.

Vero che questo vale anche per altri sport, ma qui stiamo parlando di una vera e propria industria, in cui girano quantità considerevoli di soldi e in cui un rigore dato o no, può far perdere o guadagnare milioni di euro. E quindi, oltre al VAR, bisognerebbe anche riguardare un po’ di cosette sulle regole. Un po’ di certezze in più non guasterebbero. Per non darla vinta definitivamente ai complottisti.