[Firenze] Il terrore corre sul filo (dell’Arno)

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La definizione esatta potrebbe essere «sindrome Torrigiani». Una patologia del sistema nervoso provocata dal crollo della massicciata del lungarno avvenuto lo scorso maggio e che non fa stare i fiorentini per niente tranquilli. Un disastro di proporzioni enormi del quale, è bene dirlo, ancora non si conoscono cause e responsabilità, visto anche il gioco a scaricabarile tra i presunti responsabili. Un disastro che fa scattare l’allarme ogni volta che un cedimento, sia pur minimo, viene segnalato in un punto qualsiasi delle strade che corrono parallele al fiume. Sabato 19 novembre è stato notato che un gruppo di pietre del Lungarno de’ Medici − quello sulla riva destra che, passando davanti agli Uffizi, arriva al Ponte Vecchio − era sconnesso più del solito.

L’allarme, visti i precedenti, e visto che Torrigiani si trova proprio di fronte, è scattato immediatamente e la strada è stata subito chiusa al traffico veicolare.

Ispezioni successive avrebbero escluso problemi alle tubature. Ma la sottostante sede dei Canottieri lamenta infiltrazioni di acqua dovute (con ogni probabilità) alla pioggia che si insinua tra le pietre smosse e la soletta su cui poggiano le pietre stesse. Sono quindi cominciati i lavori di rifacimento del manto stradale, peraltro già previsti da tempo. Secondo il Comune niente a che vedere con quello accaduto a maggio: solo un dissesto delle pietre e del sottofondo stradale.

Non dubitiamo che la situazione sia esattamente quella descritta. Però ciò non toglie che ogni volta che i fiorentini sentono parlare di chiusura dei lungarni per lavori urgenti, vengano a galla tutte le domande possibili. E quelle impossibili.

L’Arno è sicuro?

Una pioggia come quella del 1966 che danni farebbe oggi?

Quali misure di sicurezza sono state prese?

Basta poco e la paura ricomincia a serpeggiare.

Il terrore corre sul filo del fiume e la «sindrome Torrigiani» non guarirà tanto facilmente.

Duccio Magnelli