Il pensiero classico ha distinto forme diverse di conoscenza

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Socrate a sollevare per primo, in maniera radicale, il problema gnoseologico, mettendo in discussione le basi e le fondamenta del : cosa sappiamo noi? Chi può dirsi veramente sapiente? Con Socrate ha inizio un’attività maggiormente dinamica del pensiero; egli affermò che la vera non ci viene dall’esterno, ma nasce all’interno dell’anima; ragion per cui non è insegnabile. Il maestro può solo aiutare l’allievo a partorirla da sé (arte della maieutica).

La conoscenza non sono ricavabili dall’, né da un ragionamento dimostrativo.

Come già in Platone, soltanto l’intuizione intellettuale può accedervi: questa rimane per lui il vertice più alto della conoscenza, essendo non solo in grado di dare un fondamento universale e oggettivo ai sillogismi, ma comportando anche un’esperienza contemplativa, tipica di un sapere fine a sé stesso, che per Aristotele costituiva la quintessenza della .

Mutuando lo schema proposto da Platone, con la celebre immagine della “linea”, possiamo ipotizzare che la dimensione conoscitiva è individuabile in due ambiti fondamentali e in quattro fasi in successione in cui la conoscenza si esplica.

Platone (e prima di lui Parmenide) ci parla di due diverse modalità di conoscenza.

La prima è quella che riguarda il sensibile, tutto quanto è soggetto all’impermanenza, al divenire, e che dà origine all’opinione (doxa), e, non può dirsi conoscenza della realtà, perché la “realtà”a differenza del “sensibile” è permanente e assoluta.

La seconda è quella che riguarda il mondo intelligibile, cioè il mondo del “reale”, ed è la sola possibile e vera conoscenza, poiché permane di la dal contingente: è scienza, épistéme.

Le quattro fasi “successive” della conoscenza, in ordine crescente sono, altresì, riferibili alla conoscenza del sensibile e dell’intelligibile.

L’eikasia, al primo livello, è la immaginativa legata ai sensi, poiché coglie le apparenze, le forme, la sola esteriorità degli enti; la pistis, ovvero la credenza, è l’opinione (doxa) che scaturisce dall’elaborazione mentale concettuale della percezione immaginativa.

Queste prime due fasi appartengono al primo tipo di conoscenza, al mondo della doxa.

Si passa, poi, alla dianoia, ovvero al ragionamento discorsivo, che attraverso l’esercizio dialettico, discriminativo, discerne tra realtà e apparenza.

Si realizza, quindi, attraverso la ricerca e l’esclusione del non reale il conseguimento della noesis, l’ultimo stadio: la contemplazione intellettuale pura, l’identificazione dell’essere con la pura realtà, che è il Bene in sé di cui parla lo stesso Platone.

Fonte ESO-NET