“Il Glifosato: l’erbicida più utilizzato a livello mondiale”

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Non è la prima volta e purtroppo non sarà l’ultima che sentiremo parlare di e del suo utilizzo in agricoltura. Dopo alcuni anni di silenzio, è ritornato a far parlare di sé una tra le sostanze più tossiche se si siano mai utilizzate a livello agricolo. Il Glifosato infatti è ormai riconosciuto come l’erbicida più utilizzato a livello mondiale per eradicare erbacce e permettere una crescita più controllata delle sementi, in particolare di soia o specie ogm.

Mentre negli USA si è giunti alla prima condanna da parte di un giudice a discapito della multinazionale Monsanto, detentrice del brevetto della sostanza chimica, a causa dell’attività cancerogena di tale sostanza, la comunità scientifica internazionale si trova spaccata: da una parte chi sostiene che il glifosato sia e chi sostiene che non lo sia.

In Italia anche l ‘ Associazione italiana per la ricerca sul cancro ha condotto i suoi primi studi arrivando alla conclusione che a livello sperimentale in laboratorio il glifosato è in grado di provocare danni genetici e stress ossidativo, ma negli studi sull’uomo la cancerogenicità non è stata ancora dimostrata con assoluta certezza.

In Europa i pesticidi a base di tale sostanza possono essere ancora utilizzati.

Il 27 Novembre 2017 la ha rinnovato per altri 5 anni l’autorizzazione al loro utilizzo. In Italia bisogna rispettare il principio di precauzione, possono essere usati ma seguendo delle forti limitazioni.

Quello che è certo è che a partire dal 1974, anno in cui è cominciato l’utilizzo del glifosato ad oggi, il governo americano ha irrorato una superficie pari a 1.6 milioni di ettari di piantagioni. Stima calcolata per difetto.

Il dibattito tra lati positivi e negativi dell’uso di in agricoltura sarà sempre presente, quello che possiamo fare noi è porre un’attenzione sempre maggiore nell’acquisto di ci’ che andremo a consumare.

Sarebbe giusto considerare nostro il principio “poco ma buono” ovvero a parità di costo meglio acquistare 2 mele biologiche invece di 6 ottenute utilizzando diserbanti.

Coltivare e produrre seguendo direttive bio comporta una spesa nettamente superiore in quanto la resa del raccolto sarà soggetta a fattori climatici, ambientali in generale.

L’ aspetto del prodotto non sarà certamente “perfetto” ed anche quello ormai influenza l’occhio del consumatore.

Chi utilizza pesticidi invece riesce a mantenere una crescita controllata e ad ottenere una resa superiore, tutto ciò permette di abbassare  prezzi nei confronti del consumatore.

Indirizzarsi verso una spesa di tipo Bio non è mai stato così importante per la nostra salute.

Mentre aspettiamo che a livello europeo si intervenga a livello legislativo, anche noi , nel nostro piccolo, possiamo operare delle scelte ponderate per la nostra salute.

Fonte foto: Ordine dei Biologi