Il fenomeno dei foreign fighters, alla stregua dei jihadisti autoctoni

Il fenomeno dei foreign fighters, alla stregua dei jihadisti autoctoni, deve essere indagato in relazione all’identità dei protagonisti. Come ha evidenziato lo studio del sociologo Marco Orioles, il profilo dei foreign fighters europei si sovrappone a quello delle seconde generazioni di immigrati di fede islamica, nate in Europa da genitori di origine straniera. Da qui un inquietante interrogativo per le nazioni del Vecchio Continente, da tempo terra di insediamento di cittadini stranieri che vi hanno fatto radici e famiglia:

come si giustifica il reclutamento nelle fila jihadiste di ragazzi col passaporto Schengen, nati, scolarizzati e cresciuti in un’Europa che essi, a seguito di un processo di radicalizzazione che spesso si consuma in breve tempo, giungono ad odiare al punto da desiderarne la distruzione? Giovani non di rado insospettabili e ben integrati, più difficili da individuare in tempo rispetto a chi ha precedenti criminali, pregresse simpatie con l’estremismo jihadista e amicizie pericolose?

La Francia è uno dei paesi europei da cui proviene il maggior numero di volontari. Il presidente François Hollande a gennaio 2014 dichiarò la presenza di circa 700 combattenti volontari francesi tra le milizie gihadiste in Siria e altre fonti governative parlano di almeno altri 400 gihadisti pronti a partire. Vi è la certezza di 20 cittadini francesi morti in combattimento tra cui alcuni attentatori suicidi.

Dalla Francia sono partiti anche i combattenti europei più giovani, due ragazzi di 15 anni dai genitori franco-tunisini. Testimonianze affermano che i due volontari erano ben integrati nella società francese e non parlavano arabo. La copertura mediatica su questo evento ha reso la società francese particolarmente sensibile al tema dei volontari jihadisti. Il ministro degli interni Manuel Valls dichiaro’ che, in Siria, sono presenti “una dozzina” di minorenni.

I miliziani francesi combattono principalmente nelle file dello Stato Islamico dell’Iraq e Levante in cui esistono almeno 6 brigate composte esclusivamente da jihadisti francesi e belgi. Alcune testimonianze riportano che tali brigate sono state costituite in quanto i cittadini francesi non parlano l’arabo e hanno difficoltà a integrarsi con gli altri miliziani ribelli. Gli estremisti musulmani francesi sono stati protagonisti di azioni particolarmente violente contro la popolazione siriana civile e contro altri gruppi ribelli. Gran parte dei miliziani francesi si concentra nei pressi della città di Azaz, nel nord della Siria.

Il governo francese attua la prima azione per affrontare il problema dei volontari il 21 dicembre 2012 quando viene promulgata una nuova legge anti-terrorismo. Grazie ad essa è possibile “perseguire cittadini francesi che tornano in patria dopo aver commesso atti di terrorismo all’estero o dopo aver passato un periodo di addestramento in campi terroristici con l’intenzione di commettere attentati sul suolo francese”.

Fonte: Wikipedia
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