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Il “dio orologiaio”, ammesso che esistesse, dopo aver creato il suo meccanismo non avrebbe avuto più ragione di intervenire. Forse non c’era nessun bisogno che un meccanismo apparentemente stabile e destinato a durare per l’ avesse un creatore, forse stava lì da sempre, il “dio orologiaio” era un’ipotesi inutile.

Tutti i fenomeni naturali, persino la vita, erano spiegabili o lo sarebbero stati entro breve, alla luce di poche leggi fondamentali, nei cui confronti un dio creatore od ordinatore dell’universo non era che un’aggiunta, alla quale il singolo scienziato poteva essere portato da convinzioni religiose o filosofiche, ma non certo spinto dalla stessa.

Negli ultimi decenni però le moderne teorie cosmologiche, la sempre più spinta del microcosmo delle particelle elementari, le nuove scienze nate assieme ai computer (la cibernetica in particolare), le nuove riflessioni filosofico-scientifiche sul significato della , della scienza di base e della , hanno aperto nuove frontiere che fanno affiorare nuove idee, una sorta di senso del trascendente, in parte estraneo alla scienza quale la si concepiva nel secolo scorso.

Attenzione però: non stiamo parlando di religiosità positiva, né tanto meno di credenza in alcuna religione rivelata. Il senso del divino che molti avvertono nell’avvicinarsi a queste teorie, siano essi praticanti od uomini di cultura scientifica, è ben distante da ciò, ed ha molti punti in comune piuttosto con ciò che i chiamano Grande dell’Universo.

Stephen Hawking ha detto: “Perché l’universo si dà il disturbo di esistere ? Cos’è che soffia il fuoco nelle equazioni e dà loro un universo da descrivere ?”. E ovviamente, perché proprio questo universo ?

A voi la riflessione e le risposte interiori.

— testo tratto da questa fonte !