I prodotti oggetto di dumping mettono a rischio le aziende e i lavoratori europei

Fuerteventura | Fuerteventura, le port d'Arecife 03/08/2013

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La parola dumping deriva dall’inglese “dump” che significa letteralmente “scaricare”. Si tratta di una pratica per cui le grandi imprese introducono nel mercato europeo dei prodotti a un prezzo molto inferiore rispetto a quello di mercato. Questo prezzo artificioso è dovuto alla presenza di sussidi statali alle imprese nel paese di origine, oppure alla sovrapproduzione di un determinato prodotto da parte delle aziende che vendono all’estero tali beni in eccedenza.

L’UE crede nel libero commercio che crea occupazione e benessere. Il comportamento sleale di alcuni paesi può alterare le dinamiche del libero mercato attraverso la sovrapproduzione o l’introduzione di prodotti sovvenzionati che vengono poi venduti a prezzi inferiori rispetto a quelli di mercato.

A queste condizioni le altre aziende non riescono ad essere competitive e si trovano in seria difficoltà, vedendosi costrette a chiudere e licenziare i dipendenti. Se vuole proteggere le aziende e i lavoratori, l’UE deve ricorrere a misure di contrasto ai sussidi o anti-dumping.

In che modo l’UE può contrastare i prodotti oggetto di dumping o sovvenzionati?

L’UE può imporre delle sanzioni a paesi non appartenenti all’UE qualora questi siano responsabili di pratiche commerciali sleali all’interno del mercato europeo, sempre tuttavia nel rispetto delle norme dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) di cui è membro. La sanzione assume la forma di dazi o tariffe nei confronti dei prodotti oggetto di dumping.

Qual è il ruolo dell’OMC?

L’Organizzazione mondiale del commercio è un’organizzazione internazionale composta da 164 membri che disciplina il commercio a livello globale. L’OMC definisce il quadro di riferimento per la negoziazione degli accordi commerciali ed è dotata di regole proprie per la risoluzione delle controversie. I paesi europei vengono generalmente rappresentati all’OMC dalla Commissione europea.

Quando si tratta di gestire le pratiche di concorrenza sleale, i membri dell’OMC hanno concordato di seguire le procedure stabilite dall’organizzazione in modo da semplificare la risoluzione delle controversie. Tra queste regole vi è anche una procedura che indica come comportarsi in caso altri paesi introducano nel proprio mercato dei prodotti oggetto di dumping a prezzi tenuti artificialmente bassi.

Come funziona la procedura per imporre i dazi anti-dumping?

Perché l’UE possa avviare un’inchiesta è necessario che i produttori europei presentino un ricorso. Ai sensi delle norme dell’Organizzazione mondiale del commercio, l’UE deve dimostrare l’esistenza di un danno nei confronti delle industrie europee causato dall’introduzione nel mercato di prodotti oggetto di dumping o sovvenzionati.

Come si calcolano i dazi anti-dumping?

Calcolare i dazi anti-dumping è molto complicato. Bisogna considerare diversi fattori, tra cui la differenza tra il prezzo d’esportazione e il prezzo del prodotto nel paese di provenienza.

€1.858.257 milioni Valore delle importazioni dell’UE nel 2017

Quante volte l’UE utilizza le misure anti-dumping?

L’Unione europea si avvale degli strumenti di difesa commerciale meno di altre giurisdizioni, infatti i prodotti nel mercato UE oggetto di dumping o sovvenzionate rappresentano solamente lo 0,21% delle importazioni. Nonostante ciò, proteggersi da questi prodotti si è dimostrato vitale per una serie di industrie europee.

Qual è il paese che pratica maggiormente una concorrenza sleale?

La Cina è il principale obiettivo dei dazi anti-dumping europei. Nell’ottobre del 2016 sono stati imposti dazi su più di 50 prodotti provenienti dalla Cina, soprattutto alluminio, biciclette, cemento, sostanze chimiche, ceramiche, vetro, carta, pannelli solari e acciaio.

In che modo l’UE sta migliorando le regole?

A novembre del 2017 gli eurodeputati hanno adottato delle regole più severe per contrastare la concorrenza sleale, tra cui: considerare l’impatto del dumping sociale e ambientale al momento di elaborare misure anti-dumping e monitorare le situazioni nei vari paesi esportatori. Quest’ultimo compito è affidato alla Commissione europea che stila delle relazioni a riguardo, utilizzabili dalle imprese europee in caso vogliano presentare ricorso.

I membri del Parlamento europeo hanno approvato a maggio 2018 delle norme supplementari per permettere all’UE di imporre delle tariffe più alte sulle importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni.

Queste regole consentiranno di accorciare i tempi delle inchieste anti-dumping, istituire uno sportello per le piccole e medie imprese per gestire i ricorsi e le procedure d’inchiesta e coinvolgere i sindacati nelle indagini e nella valutazione degli eventuali dazi. Le nuove norme prevedono anche che tutti i prodotti in arrivo sul mercato UE vengano severamente controllati e registrati dal momento in cui viene notificata un’indagine, per evitare stoccaggi eseguiti per aggirare le norme.

Le regole verranno estese alle zone economiche esclusive, cioè le zone marittime su cui uno stato esercita diritti d’uso, utilizzate principalmente per la produzione di energia.

Entrambe le proposte entreranno in vigore dopo l’approvazione anche da parte del Consiglio e la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’UE.

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