I cinque precetti generali della Chiesa

Tempo di lettura: 3 minuti

I cinque precetti generali della Chiesa sono leggi morali positive obbligatorie per i fedeli della Chiesa cattolica. A differenza dei dieci Comandamenti non derivano dalla Sacra scrittura, ma si iscrivono nel solco della Tradizione cattolica e sono promulgate dall’autorità ecclesiastica. Per questa loro natura, i precetti generali della Chiesa hanno avuto lungo la storia differenti formulazioni. Si può ricostruire la storia dei precetti della Chiesa attraverso i documenti dell’autorità ecclesiastica che stabilivano pene per i fedeli che non rispettavano i precetti. Nella Chiesa antica non si trova tuttavia un elenco fisso di precetti. In ogni caso già dall’epoca di Costantino si insisteva sull’importanza di assistere alla Messa alla domenica e nelle feste, di ricevere i sacramenti e sulla proibizione di contrarre matrimonio nei tempi proibiti. Nel Penitenziario di Teodoro di Canterbury del VII secolo si trovano pene per chi disprezza la domenica e manca di osservare il digiuno ecclesiastico o le prescrizioni per ricevere l’Eucaristia, ma non si fa esplicita menzione del rispetto dei precetti della Chiesa. Questi precetti non si menzionano nemmeno nei brevi sermoni rivolti ai neofiti e attribuiti a san Bonifacio, ma probabilmente più recenti, in cui gli ascoltatori sono esortati ad osservare la domenica, a pagare le decime alla Chiesa, a osservare i digiuni e a ricevere periodicamente l’Eucaristia. Nei libri tedeschi di istruzione popolare e di devozione scitti dal IX secolo in avanti si dà grande importanza all’obbligo di osservare questi doveri. Ciò risulta specialmente nei prontuari per l’esame di coscienza. Secondo un’opera scritta da Regino, abate di Prüm (morto nel 915), intitolata “Libri duo de synodalibus causis et disciplinis”, il vescovo in visita pastorale, fra le altre indagini, deve domandare «se qualcuno non ha rispettato il digiuno quaresimale o delle Quattro Tempora o delle rogazioni o quello indetto dal vescovo per la protezione dalla peste; se c’è qualcuno che non è andato alla Santa Comunione almeno tre volte in un anno, cioè a Pasqua, Pentecoste e Natale; se qualcuno si ha trattenuto le decime di Dio e dei Suoi santi; se c’è qualcuno così perverso e corrotto da non andare in Chiesa almeno la domenica; se c’è qualcuno che non si è confessato almeno una volta all’anno, cioè all’inizio della Quaresima e non ha fatto penitenza per i suoi peccati». [4]
L’insistenza sui precetti portò come conseguenza all’enucleazione di una serie di norme con un carattere ben distinto. In un libro del XIII secolo attribuito a Celestino V (sebbene l’autenticità dell’opera sia stata impugnata) compare un trattato sui precetti della Chiesa diviso in quattro capitoli, il primo verte sul digiuno, il secondo sulla confessione e sulla Comunione pasquale, il terzo sulle proibizioni circa le nozze e il quarto sulle decime. Nel XIV secolo Arnošt z Pardubic, arcivescovo di Praga raccomandava ai suoi sacerdoti di spiegare nelle loro prediche i principali punti del Catechismo, il Padre nostro, il Credo, i Comandamenti di Dio e della Chiesa. Un secolo più tardi, nel 1470 il catechismo di Dietrick Coelde, il primo, si dice, ad essere scritto in tedesco, enuncia esplicitamente che esistono cinque precetti della Chiesa. Nella sua “Summa Theologica” [5] sant’Antonino da Firenze (1439) enumera dieci precetti della Chiesa che tutti i fedeli sono universalmente tenuti a rispettare. Questi sono: osservare certe feste, rispettare i digiuni prescritti, assistere alla Messa alla domenica e alle feste, confessare i peccati una volta all’anno, ricevere la Comunione nel tempo di Pasqua, pagare le decime, astenersi da ogni atto punito con l’interdetto e la scomunica, evitare ogni atto che abbia come conseguenza la scomunica latae sententiae, evitare la compagnia degli scomunicati, non assistere alla Messa o ad altre funzioni liturgiche celebrate da un presbitero che viva in aperto concubinato. Nel XVI secolo il canonista spagnolo Martín Aspilcueta (1586) fornì una lista dei cinque principali precetti di obbligo, digiunare nei tempi prescritti, pagare le decime, confessare i peccati una volta all’anno e ricevere la Comunione a Pasqua [6]. Durante la Controriforma, a causa del dilagare dell’eresia, apparvero molte opere popolari in difesa dell’autorità della Chiesa, che raccomandavano in special modo l’osservanza dei suoi precetti. Fra queste opere si possono annoverare la Summa Doctrinae Christianae (1555) di san Pietro Canisio e la Doctrina Christiana di san Roberto Bellarmino (1589).

FONTE