Gli atti persecutori nelle relazioni sociali

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La L. 38 del 2009 ha introdotto l”art. 612 bis c.p., “Atti persecutori”, che inserisce la fattispecie fra i delitti contro la libertà morale. La norma, che punisce “chiunque, con condotte reiterate, minaccia o taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l”incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita”, ha come scopo quello di tutelare, da un lato, la libertà di autodeterminazione della vittima nelle sue scelte di vita e, dall”altro, la tranquillità, la salute fisica (anche la stessa vita e incolumità personale) e mentale e la privacy della persona offesa (per una disamina accurata delle norme sostanziali e processuali, nonché dei profili del del , della casistica e della si rinvia a F. M. Zanasi, L”odioso reato di , Ed. Giuffrè, 2012).

Il reato di atti persecutori è integrato anche da singole condotte reiterate in un arco temporale ristretto, a condizione che si tratti di atti autonomi e che la reiterazione di essi, benché temporalmente concentrata, sia eziologicamente connessa con uno degli eventi considerati dall’art. 612-bis c.p..

Infatti, ai fini della configurabilità del reato, la Corte ribadisce che «non è necessario che la reiterazione delle condotte, per risultare persecutorie, si dipani in un arco temporale apprezzabilmente lungo, poiché ciò che rileva è che esse, considerate unitariamente, risultino idonee a ingenerare nella vittima un progressivo stato di e di prostrazione psicologica, tale da dare luogo a uno degli eventi delineati dalla norma incriminatrice».

Cassazione, sez. V Penale, sentenza n. 19255/19; depositata il 7 maggio.

Fonti
personaedanno.it
laleggepertutti.it