Germania, Stille Hilfe

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Due giornalisti tedeschi documentano l’esistenza di una rete che aiuta vecchi e nuovi seguaci . Il capo è la figlia di Heinrich Himmler, fondatore e guida delle . La rete si chiama Stille Hilfe. « für braune Kameraden», aiuto silenzioso per i camerati in camicia bruna, è il titolo del loro libro, appena uscito in Germania per i tipi della berlinese «Ch.Links». Un reportage dall’interno, com’è scritto in copertina, sulla «rete segreta dei vecchi neonazisti». La nascita di «Stille Hilfe» è nel , quando un gruppo di ex ufficiali delle SS e autorità delle due Chiese, cattolica e protestante, fra cui l’allora vescovo di Monaco, Johannes Neuhaeussler, decidono di fondare una società «per aiutare in silenzio tutti coloro che hanno perduto la libertà, in conseguenza di fatti accaduti durante la guerra, per i quali non erano personalmente responsabili».

In realtà, per loro «Stille Hilfe» raccoglie denaro, procura discreti luoghi di rifugio, allevia le condizioni di prigionia, paga le spese legali, cerca appoggi politici per scarcerazioni anticipate. E spesso opera in sintonia con i servizi segreti di mezzo mondo, come nei casi di Alois Brunner e Klaus Barbie.

L’attività di aiuto e sostegno era nota da sempre alle autorità tedesche, in particolare a quelle della Baviera. Di più, fino al 1998, Stille Hilfe era ai sensi di legge un’organizzazione «di pubblica utilità». Dunque, chi faceva donazioni in denaro (sic) poteva detrarle dalle tasse. Solo tre anni fa, dopo lunghi tentativi di alcuni deputati socialdemocratici, gli è stato tolto il riconoscimento, anche se non è stata mai proibita.

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