Geoingegneria Climatica, realtà o finzione?

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Modificare il clima su grande scala si può? L’ingegneria climatica o geoingegneria sostiene di poter affrontare l’aumento della intervenendo sul sistema climatico.

Le strategie di geoingegneria si dividono in due grandi classi: quelle che agiscono direttamente sulla causa del riscaldamento, proponendosi di modificare la radiazione solare, e quelle che agiscono sull’effetto rimuovendo l’eccesso di dall’.

Gestire la radiazione solare significa schermare i raggi solari lungo tutte le frequenze luminose che arrivano sulla superficie della terra: ultravioletto, visibile e vicino infrarosso. Per far questo, si può agire sulla superficie, nella troposfera o nell’alta atmosfera oppure direttamente nello spazio fra il nostro pianeta e il sole.

Sulla superficie della terra possiamo, prima di tutto, cercare di aumentare l’albedo, ovvero la capacità di un oggetto di riflettere la luce invece di assorbirla sotto forma di calore. Mentre le strade asfaltate riflettono solo dal 3 al 20% dei raggi solari che le colpiscono, assorbendo tutto il resto della luce ricevuta per arroventare le nostre città, una strada (o anche una casa o una installazione industriale) dipinta di bianco riflette più della metà e fino al 90% della radiazione che la colpisce rimanendo relativamente fresca.

Da qui l’idea del sindaco di Los Angeles, Eric Garcetti, di dipingere di bianco le strade della città, che in estate è in media 3,8 °C più calda della campagna con punte anche di +40°C.

Grazie al CoolSeal, pigmento coprente a base acquosa, in grado di legarsi all’asfalto, la strada assume un colore chiaro aumentando la sua albedo, vale a dire, la sua capacità di riflettere efficacemente i raggi solari rimandandoli in atmosfera anziché assorbirli trasformandoli in raggi infrarossi, quindi in calore.

Per ottenere questo risultato bastano solo due passate di circa 50 micron l’una (più o meno lo spessore di un paio di ), perché la strada diventi bianca.

Se l’asfalto passa da un colore scuro a un colore chiaro, aumenta la sua albedo, vale a dire, la sua capacità di riflettere efficacemente i raggi solari rimandandoli in atmosfera anziché assorbirli trasformandoli in raggi infrarossi, quindi in calore.

L’investimento è importante, pari a circa 22 mila euro per ogni km dipinto, e rientra nel programma generale che prevede di ridurre entro il 2025 le serra di Los Angeles del 45% – corrispondenti ai livelli raggiunti nel 1990. Mattoni, cemento e tegole si collocano a metà di questi due estremi, costituiti appunto dal nero dell’asfalto e dal bianco con cui è stato ricoperto a Los Angeles.

Ma non c’è bisogno di dipingere tutto di bianco, sono stati sviluppati pigmenti colorati che riflettono la maggior parte della radiazione solare pur permettendoci di vivere in un mondo a colori. Nei Laboratori Berkeley hanno sviluppato vari pigmenti, fra i quali uno rosso rubino, in grado di riflettere efficacemente la luce.

Ma l’idea non è nuovissima: già 5000 anni fa, gli egiziani usavano colorare le anfore di azzurro, perché avevano scoperto che quel particolare colore (primo pigmento sintetico al mondo) riemetteva la luce come radiazione infrarossa lasciando fresco il recipiente -o la casa – che ricopre.

Per aumentare l’albedo dell’intero pianeta si sta anche ipotizzando di agire sugli oceani, disperdendovi sostanze galleggianti altamente riflettenti ma stabili e innocue per la fauna e per la flora marina. In questo campo, la soluzione migliore sarebbe… fare le bolle.

Si tratterebbe di realizzare impianti fissi – o imbarcati su navi – che aspirino acqua, la mescolino con l’aria e reiniettino in mare microbollicine che riflettono la luce solare in modo più efficiente limitando l’effetto riscaldante.

Tuttavia per aumentare la delle microbolle sarebbe necessario introdurre nel mare anche dei tensioattivi che comprometterebbero i delicati equilibri dell’.

In ogni caso le microbolle rischierebbero di togliere una significativa porzione di luce al fitoplancton che sta alla base della oceanica.

Inoltre, in questo modo si aumenterebbe la concentrazione di ossigeno disciolto favorendo gli organismi aerobi che vivono vicino al pelo dell’acqua a scapito degli altri compromettendo l’equilibrio fra le specie viventi.

Un’altra linea di ricerca vorrebbe agire sui campi agricoli. L’idea sarebbe di modificare le principali colture (o selezionandone varietà apposite) o, più semplicemente, cambiare dieta e passare alla coltivazione intensiva di colture di colore più chiaro. Questo sistema permetterebbe di diminuire la temperatura della superficie anche di 1 °C e sarebbe relativamente rapido da implementare.

Tuttavia potrebbe comportare problemi alimentari e sociali non secondari dovuti al cambio di dieta.

Fine prima parte

Fonte : ENI:COM

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