Famiglia allargata: gestire i figli del compagno

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La allargata è la ricostituita dopo una separazione, nata dall’ di due persone precedentemente sposate e con figli provenienti da un altro . Oramai il numero delle famiglie allargate è cresciuto sempre più, così come sono numerosi anche i figli nati all’interno di questi nuovi nuclei.

Tuttavia, nonostante la sua diffusione, la famiglia allargata comporta inevitabilmente delle difficoltà che devono essere affrontate, riguardanti soprattutto il rapporto con i figli del partner.

Queste problematiche interessano tanto il genitore con cui si trascorre il week-end, tanto il genitore con cui si convive. Inoltre sono ancora più evidenti se la famiglia allargata si costituisce quando i figli sono , fase delicata in cui sono già in atto le prime dinamiche di separazione dai propri .

Non è semplice né automatico riuscire a farsi accettare dal figlio del compagno: si tratta di un processo lento e graduale che necessita di tempo. Ma qual è l’atteggiamento giusto per favorire questa ?

La psicologa Anna Oliverio Ferraris porge alcune indicazioni da non trascurare:

La famiglia allargata non è una famiglia tradizionale: questa è una precisazione importante e doverosa perché uno degli errori più frequentemente commessi è quello di immaginare che questo nuovo nucleo familiare possa seguire gli stessi stadi di una famiglia tradizionale. La famiglia allargata segue dei processi di sviluppo completamente diversi e attraversa delle fasi specifiche che richiedono almeno un paio d’anni per favorire un assestamento quasi definitivo.

La famiglia allargata non si costituisce nell’immediato: non basta una per favorire la nascita e la costruzione di legami. Ci sono tanti meccanismi in ballo e il terzo genitore deve imparare ad aspettare. Il primo passaggio per farsi accettare dai figli del compagno è proprio il rispetto della gradualità: non imporsi da subito, ma mettersi da parte e lasciare che piano piano la conoscenza si fortifichi.

Rispettare il senso di perdita: i figli del precedente matrimonio hanno tutto il diritto di elaborare la separazione e se non affrontano il lutto e la perdita della loro famiglia nucleare, non potranno sentirsi pronti per entrare a far parte di questa nuova famiglia.

Attenzione alle critiche e alle rivalità verso l’altro genitore: il primo modo per farsi odiare dai figli del compagno è quello di mettersi in competizione con il genitore naturale. Spesso questo alimenta ancora di più il senso di lealtà verso l’altro e allontana invece dal nuovo partner.

Il terzo genitore deve trovare la giusta distanza: non bisogna pretendere di sostituire il genitore naturale (anche qualora l’altro sia del tutto assente o sia morto), né bisogna essere freddi e totalmente indifferenti. È bene avere chiaro che la genitoriale attiene ad altri.

È utile mostrarsi attenti e disponibili, comprensivi, soprattutto rispetto alle manifestazioni di disinteresse e a volte di rabbia nei propri confronti. Con molta probabilità potranno volare parole pesanti, i figli faranno di tutto per far sentire il nuovo partner un estraneo e un nemico, ma questi sono processi naturali. I figli stanno solo esprimendo a loro modo una difficoltà legata all’accettazione della perdita della loro famiglia.

Non spetta al terzo genitore controllare e dare regole, nè educare: i figli del proprio compagno hanno già delle figure genitoriali di riferimento. Spesso è proprio questo desiderio distorto di “fare da ” che porta a rotture e distanze insanabili, finendo con il creare problemi anche all’interno della coppia.

In ultimo, il terzo genitore di una famiglia allargata dovrà evitare in ogni modo di alimentare gelosie incontrollate verso il genitore naturale, impedendo che ci siano dei contatti con il proprio compagno.

L’altro sarà sempre presente come genitore dei figli nella vita del vostro partner: è un ruolo diverso da quello di ex coniuge e non mina in alcun modo la vostra di coppia, per cui va rispettato.

Fonte
Dott.ssa Alessia Fistola