È lecito spiare una persona su Facebook?

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Fin dove è consentito mettere il naso nel profilo Facebook altrui? È possibile parlare di invasione della privacy o, peggio, di interferenza nella vita privata delle persone?

Cerchiamo allora di capire se l’utilizzo di questi tool è consentito dalla legge: se, ad esempio, la fidanzata può monitorare ciò che fa il partner, per sapere tutte le foto di altri che commenta o che apprezza con il “like” e se tra quelle ci sono quelle di qualche donna; se il datore di lavoro può, prima del colloquio o ad assunzione già avvenuta, spiare quello che scrive il dipendente su Facebook e, magari, farne strumento di indagine e valutazione sul suo conto.

Peraltro, facile è – almeno nel linguaggio comune – l’abbinamento tra la parola e la violazione della sfera di riservatezza.

Per cui è bene capire come stanno le cose e verificare se, nello spiare una persona su Facebbok si commette o meno un reato.

Sicuramente più grave – è il caso in cui tali dati vengano, una volta raccolti, utilizzati per molestare ripetutamente una persona, fino a generarle ansia, preoccupazioni, stress psicologico o, addirittura, portandola a cambiare le proprie abitudini di vita: basterebbe la semplice sospensione o cancellazione del profilo su Facebook per integrare, allora, il reato di stalking.

Il che consente la vittima di:

1. proporre querela contro chi la sta perseguitando, avviando così il procedimento penale (insieme o autonomamente rispetto alla via penale si può anche richiedere il risarcimento del danno);

2. oppure rivolgersi al Questore perché ammonisca il colpevole (uno strumento che, sebbene non dotato della incisività del procedimento penale, essendo di natura amministrativa) può essere determinante nel far desistere il maniaco dal proprio comportamento illecito.

Spiare il proprio partner su Facebook , controllando senza permesso il suo profilo per scovare ‘amicizie’ e messaggi privati, equivale a un’intrusione illegale e può integrare un vero e proprio reato. A stabilirlo è l’articolo 615-ter del codice penale, secondo il quale tale comportamento integra un accesso abusivo a un sistema informatico o telematico.

La Polizia Postale, scrive ‘Studio Cataldi’, ha rilevato in merito un aumento considerevole di querele sporte da mogli e mariti che si ritrovano spiati su Facebook dal partner (o dall’ex dal quale si sono separati).

I doveri di solidarietà imposti dal matrimonio non sono infatti incompatibili con il diritto di riservatezza.

L’illecito è quando lo spione non si limiti solo a vedere le nostre attività su Facebook, ma a usarle, strumentalizzandole per minacciarci, assillarci, bombardarci di messaggi, minacciarci oppure vittimizzandosi per far cadere una colpa sull’altro.

Tutto questo però ha un nome ben preciso: molestia. In questo caso, infatti, la persecuzione diventa stalking e, quindi, reato.

.:. Fonte : La Legge per tutti .*.