Coronavirus: Ognuno dice la sua verita?

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Coloro che per la prima volta hanno posto con il della verità razionale sono stati i sofisti, ad Atene, nel V secolo avanti Cristo. Il più celebre dei sofisti, Protagora affermò che “l’uomo è la misura di tutte le cose”.

Con questa frase egli intendeva dire che ogni uomo ha la sua verità, la quale varia perciò da individuo a individuo; anzi, è mutevole nello stesso individuo, varia cioè con il mutare della persona stessa.

Socrate si oppose a questa deriva relativisitica con la sua appassionata ricerca della verità su di ogni argomento. La scoperta del “concetto” è stato il punto fondamentale di arrivo della ricerca socratica: su di ogni argomento l’uomo, attraverso un dialogo sincero, è in grado di “partorire” un concetto (=concepito), valido per tutti e perciò comunicabile.

Platone ha scritto i dialoghi nei quali Socrate dibatte con i sofisti questa decisiva battaglia per i fondamenti della e del .
Senza la verità, valida per tutti, l’uomo non potrebbe né apprendere né insegnare nulla.

Ma è con Aristotele che il punto debole della teoria di Protagora è messo a nudo con chiarezza definitiva. Nel libro 11 della Metafisica afferma:

“Se le cose stessero come dice Protagora [cioè ognuno ha la sua verità], allora tutti avrebbero sempre , nessuno penserebbe il falso, perché ognuno è certo in un dato momento di quello che gli sembra, di quello che gli appare” (Aristotele, Metafisica, 1062, b 14).

Protagora dunque ignora la differenza tra verità e . Quando egli afferma che ognuno ha la sua verità, egli in realtà dice che ognuno ha una sua “”, che può essere sbagliata o vera.

La verità, su di un argomento e sul medesimo aspetto di quell’argomento, non può che essere una sola, secondo il di non-contraddizione, quello che regge tutto il nostro pensiero e il nostro agire.

Quello stesso principio che regge tutta la realtà: una cosa è se stessa e non un’altra.

Fonte : semperamicus.blogspot.com