Coronavirus, Anestesisti-rianimatori: Siamo in guerra, bisogna scegliere chi far vivere

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La di , analgesia, e (Siaarti) ha diffuso un documento dal titolo: “Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili”.

“stimano per le prossime settimane, in molti centri, un aumento dei casi di insufficienza respiratoria acuta (con necessità di ricovero in Terapia Intensiva) di tale entità da determinare un enorme squilibrio tra le necessità cliniche reali della popolazione e la disponibilità effettiva di risorse intensive”, potrebbe “rendersi necessario porre un limite di età all’ingresso in TI e non si tratta di compiere scelte meramente di valore, ma di riservare risorse che potrebbero essere scarsissime a chi ha in primis più probabilità di sopravvivenza e secondariamente a chi può avere più anni di vita salvata, in un’ottica di massimizzazione dei benefici per il maggior numero di persone”.

E ancora, “in uno scenario di saturazione totale delle risorse intensive, decidere di mantenere un criterio di “first come, first served” equivarrebbe comunque a scegliere di non curare gli eventuali pazienti successivi che rimarrebbero esclusi dalla Terapia Intensiva”.

“In una situazione così complessa – sottolinea ancora la Siaarti – ogni medico può trovarsi a dover prendere in breve tempo decisioni laceranti da un punto di vista etico oltre che clinico: quali pazienti sottoporre a trattamenti intensivi quando le risorse non sono sufficienti per tutti i pazienti che arrivano, non tutti con le stesse chance di ripresa (leggasi: posti con speciali caratteristiche ,disponibili in aree che non possono essere ampliate in breve tempo, al netto che il loro numero possa essere al momento supportato da Sale Operatorie “convertite” bloccando l’attività chirurgica…)”.

“È uno scenario – sottolinea ancora la Società scientifica – in cui potrebbero essere necessari criteri di accesso alle cure intensive (e di dimissione) non soltanto strettamente di appropriatezza clinica e di proporzionalità delle cure, ma ispirati anche a un criterio il più possibile condiviso di giustizia distributiva e di appropriata allocazione di risorse sanitarie limitate”.

“Come Siaarti – si legge in una nota – crediamo sia importante ed essenziale in un momento così drammatico come quello che stiamo attraversando a causa del COVID-19, offrire un supporto professionale e scientifico autorevole a chi è costretto dagli eventi quotidiani a prendere decisioni a volte difficili e dolorose”.

Per la Siaarti, la situazione che stiamo vivendo “è sostanzialmente assimilabile all’ambito della ‘ delle catastrofi’, per la quale la riflessione etica ha elaborato nel tempo molte concrete indicazioni per i medici e gli infermieri impegnati in scelte difficili”.

Gli eventi emergenziali che stanno costringendo gli anestesisti-rianimatori a focalizzare l’attenzione sull’appropriatezza dei trattamenti verso chi ne può trarre maggiore beneficio, laddove le risorse non sono sufficienti per tutti pazienti, è necessario lasciar morire tutti coloro che sono considerati un ‘peso’ per la società.

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Nota di redazione

Le nostre domande ai lettori? Secondo Voi:

1. Quando l’ sanitaria del sarà terminata rimarranno coloro che non sono considerati un peso per l’economia ed il benessere della società ?

2. Chiunque rimarrà potrà quindi ringraziare coloro che avranno scelto per la “maggiore speranza di vita” togliendo, come si fa con i rami e le piante secche, chi non ce l’avrebbe comunque fatta a campare?

3. Una selezione demografica è necessaria per ripopolare il mondo di persone rimodulate biologicamente con una nuova razza più forte alle malattie?