Cooperazione del Golfo

Le nazioni che fanno parte del Consiglio della Cooperazione del Golfo, o, più semplicisticamente, che si trovano nella Penisola araba, sono le più attive nel sostegno dei ribelli islamisti in Siria. Questa attività di sostegno si realizza sia nel finanziamento economico e materiale che nell’invio di combattenti. In particolare i volontari sauditi sono entrati nei ranghi delle formazioni gihadiste più importanti (soprattutto il Fronte al-Nusra e Ahrar al-Sham) ed hanno anche creato delle brigate indipendenti, soprattutto nell’area di Latakia e nel Qalamun.

Componente fondamentale nell’afflusso di combattenti è la forte retorica anti-sciita condotta dagli imam sauditi, che spingono apertamente nelle loro prediche i fedeli ad unirsi al jihad globale in Siria.

Alcune fonti non confermate riporterebbero anche il consenso del ministro degli Interni saudita a liberare dal carcere più di 1 200 condannati a morte con l’impegno di recarsi in Siria a combattere contro il governo.

Il forte afflusso di combattenti ha creato forte preoccupazione nel governo per l’eventuale rientro in patria dei “reduci”. È quindi stato creato un apposito programma di recupero per gli ex-combattenti per evitare la formazione di cellule jihadiste in Arabia Saudita.

Alcuni ufficiali di sicurezza yemeniti riportano la presenza tra le file di al-Qāʿida nella Penisola Arabica di decine di cittadini sauditi provenienti dal fronte siriano. Tale flusso è confermato anche da un ufficiale dell’Esercito siriano libero.

Il giornale al-Qabas riferisce dell’afflusso di volontari dal Kuwait, cui viene spesso fornito un passaporto siriano falso per evitare di essere riconosciuti in caso di cattura.

Fonte: Wikipedia