Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio alle Tre Fontane

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La chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio alle Tre Fontane è una chiesa di Roma, nel quartiere Ardeatino, all’interno del complesso abbaziale delle Tre Fontane, di cui rappresenta la chiesa principale. La chiesa fu edificata da Onorio I, insieme ad un monastero, nel 625, ed affidata a monaci greci che vi trasferirono le reliquie di Sant’Anastasio, militare persiano dell’esercito di Cosroe vissuto nel VII secolo, che aveva subito il martirio nel 624. Solo nel 1370 l’abbazia fu arricchita delle reliquie di san Vincenzo di Saragozza, al quale venne dedicata la chiesa. Papa Adriano I, nel 722 circa, restaurò la chiesa, e nel 796, papa Leone III la fece riedificare dalla fondazioni. Carlo Magno la dotò di beni e di terre nel territorio di Siena.
Innocenzo II, nel 1128, rinnovò il monastero e lo affidò ai monaci cistercensi di Bernardo di Chiaravalle, assegnando poderi e vigne per il loro mantenimento; san Bernardo inviò come primo abate don Pietro Bernardo Pisano che divenne papa nel 1145 col nome di Eugenio III.
Nuovamente restaurata nel XIII secolo, nel 1221 fu consacrata da papa Onorio III, la cui effigie si vedeva un tempo dipinta sotto il portico insieme ad altre pitture antiche ora scomparse.
Nel corso del XIX secolo, la chiesa passò dai cistercensi ai Francescani e poi, nel 1868, ai Trappisti.
La facciata in cotto della chiesa è a forma di capanna; presenta un rosone centrale e, attorno ad esso, cinque monofore a tutto sesto; nella parte inferiore vi è un portico risalente all’inizio del XIII secolo, con colonne di marmo e capitelli ionici. Il doppio basamento su cui poggiano le colonne sono segno dei lavori di restauro ottocenteschi, che portarono all’abbassamento del livello del pavimento di tutto il complesso.
L’interno della chiesa è a croce latina a tre navate; l’abside è affiancato da due cappelle laterali per lato. La mano cistercense – la cui opera sommerse completamente i resti della primitiva costruzione – è riconoscibile nello stile solido, severo e spoglio della chiesa e degli altri edifici conventuali, e nel fatto che tutto sia costruito, all’uso lombardo, in laterizio, quasi senza ricorrere a materiali di spoglio, al contrario dell’uso romano del tempo. Cistercensi e lombarde furono probabilmente, magari provenienti dalla quasi contemporanea abbazia di Chiaravalle, le maestranze che edificarono, introducendo nell’uso edilizio romano le volte a sesto acuto fin allora quasi sconosciute in città.
Sui massicci pilastri laterali, collegati da volte a tutto sesto, poggiava in origine una volta a sesto acuto, rimasta oggi soltanto sulle cappelle laterali, mentre quella della chiesa, rovinata nel tempo, è stata sostitita da capriate di legno a vista.
Le uniche decorazioni consistono in grandi figure degli apostoli rappresentate sui pilastri della navata, che l’Armellini riferisce che
« …furono dipinti coi cartoni di Raffaello e si pretende inoltre che siano copie di quelli famosissimi dipinti dal Sanzio nel Vaticano entro la sala detta de’ chiaroscuri. »

Fonte: WIKIPEDIA