ASPETTI PSICOLOGICI LEGATI ALL’ACUFENE

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Da tempo l’ è riconosciuto come uno dei principali sintomi tra i disturbi fisici collegati allo e agli stati ansiosi e negli ultimi è uno tra i più diffusi nella popolazione.

Anche se colpisce le persone in modo diverso, è possibile che insieme agli acufeni nel paziente si presentino: problemi del sonno, affaticamento, stress, , difficoltà di concentrazione, problemi di memoria, ansia e irritabilità, dove il trattamento di queste condizioni non influisce direttamente sull’acufene, ma può aiutare ad alleviarlo.

In chi soffre di acufene è infatti comunemente riscontrabile una situazione di generico stress: stress che potrebbe esserne sia la causa (ad esempio in concomitanza di un momento della vita particolarmente pesante e difficile) sia, comprensibilmente, l’effetto.

La comparsa del disturbo tende ad accentuare nel paziente irritabilità, nervosismo e ansia. E’ possibile affermare quindi che nell’acufene la componente neuro-psicologica è prevalente, la componente psicologica, cioè, gioca un ruolo fondamentale nel generare, affrontare, mantenere, alleviare e risolvere il problema; e se è vero che un sistema nervoso efficiente è essenziale per dominare l’acufene, è altrettanto vero che stress e nervosismo sottraggono al cervello le risorse necessarie a tenere sotto controllo il disturbo.

Il nostro sistema nervoso è in grado di affrontare la comparsa dell’acufene in modo ottimale: se il sistema nervoso funziona correttamente, impara a identificarlo, tra tutti gli stimoli in arrivo e, gradualmente (da alcune settimane ad alcuni mesi), riesce a costruire un “filtro” per impedirgli di arrivare al livello della coscienza (meccanismo di “percezione selettiva”). Una condizione di ansia, invece, è uno dei più grossi ostacoli alla guarigione: i pazienti con un basso livello di ansia, riuscendo a creare una condizione di distacco emotivo dal disturbo, guariscono prima, mentre quelli molto ansiosi tendono a fare più fatica, a causa dell’interferenza negativa che l’agitazione ha su tutte le attività cerebrali e, quindi, anche su quelle necessarie a sopprimere l’acufene. Una cosa analoga accade con la mentale che, causando un diminuzione delle performance cerebrali, può portare ad un calo di prestazione del “filtro” e favorire il riapparire dell’acufene, anche a distanza di anni dalla guarigione.

L’acufene può provocare depressione, ma accade anche il contrario (come per ansia e stress): può essere cioè uno stato depressivo a ridurre l’efficacia dei suddetti sistemi di controllo (il “filtro”) rivelando l’acufene.

L’acufene infatti ce l’abbiamo tutti, anche chi normalmente non lo sente. Il non sentirlo dipende dal controllo della “centralina” neuronale del sistema limbico, posta a metà strada tra la periferica audio (chiocciola) e lo schermo della coscienza uditiva (corteccia temporale). Ricordiamo che i circuiti coinvolti maggiormente nella depressione sono due: la corteccia prefrontale (e.g., Samara et al, 2018), che è la sede delle nostre funzioni superiori, dei nostri pensieri e del controllo degli impulsi, e, appunto, il sistema limbico (e.g., Redlich et al., 2018), che invece è collegato all’affettività e alle (tra le altre cose, filtra gli stimoli esterni attraverso lo stato emotivo).

Alcuni ricercatori del NIHR (National Institute for Health Research) Nottingham Biomedical Research Center, attraverso uno studio compiuto su 500.000 persone tra i 40 e i 69 anni, sostengono di aver trovato una correlazione tra determinati tratti di personalità e acufene.

I risultati della ricerca, pubblicati su Science Direct, mostrano come alcune caratteristiche personologiche siano maggiormente associate alla comparsa e al perdurare dell’acufene. Eccole:

tendenza ad isolarsi e a vivere in modo solitario,
tendenza a preoccuparsi per la maggior parte del tempo,
livello di attivazione nervosa elevato,
umore basso o .

La personalità e, forse ancor di più, i meccanismi di coping (strategie usate per fronteggiare lo stress), quindi, sembrano essere correlati alla percezione dell’ acufene. L’acufene perciò può, in buona sostanza, essere considerato un disturbo soggettivo: lo stesso livello di acufene può essere descritto da un paziente come intollerabile e da un altro appena percettibile (anche a causa del livello di stress, ecc…).

Non tutti reagiscono allo stesso modo, ad esempio, anche se gli uomini ne sono risultati più colpiti, sono le donne che mostrano una propensione a ritenerlo più fastidioso.

Molti pazienti con acufene infatti tendono a concentrarsi sul problema, intensificando in questo modo il disturbo. Un trattamento per la gestione dello stress può avere successo nella terapia dell’acufene, è necessario poi promuovere il sollievo attraverso uno spostamento dell’attenzione, il riposo da uno stato di tensione e il supporto alle difese funzionali a scapito di quelle disfunzionali.

Fonte
psicologia-.org