App Covid-19, Spostamenti limitati per chi non scarica Immuni? Fake News?

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L’applicazione selezionata dal Governo per il tracciamento dei contagi da Coronavirus, resterà volontaria, ma chi sceglierà di non scaricarla potrebbe avere delle limitazioni negli spostamenti.

La app Immuni è stata sviluppata dalla Bending Spoons di Milano: l’azienda, che conterebbe ben 48 soci, ha una sede anche in Danimarca.

Nell’assetto societario figurerebbero anche, titolari di una piccola quota, anche i figli dell’ex Premier Silvio Berlusconi, Barbara, Eleonora e Luigi.

L’app funziona secondo la tecnologia Bluetooth che permette di tracciare il contatto tra due smartphone nel raggio di un metro.

Questa limitata libertà di movimento è osteggiata da centinaia di migliaia di cittadini in quanto ritengono che viola privacy perché si dovrà fornire una serie di dati sanitari personali, cartelle cliniche, tipo di farmaci assunti, ecc.

L’Italia, secondo questi numerosi cittadini, perde il suo status democratico, violando dei principi fondamentali sia della costituzione italiana sia dei diritti dell’Uomo.

La app Immuni è inoltre oggetto di indagine del Copasir sull’“architettura societaria” dell’azienda titolare del progetto, sulle “forme scelte” per l’affidamento e “la conseguente gestione dell’applicazione”.

Nel contempo è al vaglio anche un’ulteriore ‘tracciamento’ dei cittadini, cioé gli anziani, ai quali sarà consigliato di portare un braccialetto, in modo da sapere, in tempo reale, se contagiati e, quindi, schedarli per poi agevolarne il viaggio di ritorno.

E’ evidente che ‘consigliando’ i cittadini nel scaricare la App, con incentivi nel farlo, quei dati diventano molto preziosi per chi li possederà.

Cosa potrebbe accadere se, quei dati sanitari di milioni di cittadini italiani, venissero impropriamente utilizzati?

Quali tutele ci sono affinché l’obiettivo di ‘prevenzione’ dell’App diventi, invece, ben altro?

Fra i politici c’è chi annuncia un’interrogazione al Governo per capire le effettive finalità, la sicurezza dei dati che verranno stoccati in un unico cloud ministeriale, ecc.

Intanto il commissario straordinario Domenico Arcuri, in conferenza stampa, si è affrettato a smentire il braccialetto alternativo alla app per gli anziani e le restrizioni qualora non si scarica la app, sottolineando che la partecipazione e l’utilizzo sarà un sinonimo di generosità, comunità e solidarietà da parte degli italiani.

A quanto sopra gli fanno eco diversi cittadini in social net, i quali ritengono che non si può far passare gli italiani come degli stupidi che, generosamente, regaleranno i loro personali dati sanitari perché il governo italiano non ha ancora una cura e neanche un vaccino.

Arcuri ha riposto a quanto sopra dicendo che “i dati nei nostri concittadini, anagrafici e sanitari e la loro riservatezza, sono un diritto inalienabile e irrinunciabile: è una componente essenziale della libertà personale”.

Ma alcuni dei cittadini che si lamentano, più di un milione dalle stime dei social e piattaforme varie, crede che dietro la App c’è ben altro, per questo ed altri motivi preferisce l’alternativa della quarantena, certamente più sicura che perdere la propria identità sanitaria per inadempienze del governo.

D’altronde si legge, in numerosi gruppi nei social che trattano l’argomento del tracciamento, che alla fine si verrà controllati sugli spostamenti, saranno evidenziati i luoghi frequentati, e molto altro ancora. Si tratta di una ampissima invasione della privacy da parte di chi potrà accedere a quei dati.

Scrive il Washington Post: «C’è la possibilità che le vite personali dei pazienti vengano rivelate, anche se i nomi dei protagonisti degli spostamenti non sono pubblici. Nella città di Daejong, più di un milione di telefoni ha ricevuto un sms con un’allerta su una persona infetta che aveva visitato il “Magic Coin Karaoke a Jayang-dong a mezzanotte del 20 febbraio 2020”.

Numerose comunità LGBT temono ritorsioni qualora si venisse a sapere ,ogni tipologia di luogo, di chi si è spostato e sull’informazione che potrebbe essere inviata a terzi sconosciuti.

La situazione quindi non è pericolosa soltanto per la privacy dei contagiati, che potrebbero essere tutelati. Il problema è per chi non è ancora contagiato perché verrebbe comunque monitorato come un appestato.

Il trattamento dei dati ottenuti e il pregiudizio causato all’individuo sono proporzionali con il raggiungimento dell’obiettivo?

Negli ultimi anni c’é una pervasività delle tecnologie che violano anche la sfera personale degli individui. A tal proposito esiste ol Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) emanato dall’Unione europea nel 2016.

La tutela della libertà individuale non ci sarà più con la App ?

Il punto vero è capire che garanzie abbiamo sul ripristino della situazione precedente all’emergenza sanitaria.

Chi decide quando finisce l’emergenza?

È possibile che l’epidemia duri a lungo, o che si ripresenti?

Purtroppo non stiamo parlando di misure a breve termine ed il governo in carica è considerato da milioni di cittadini italiani inaffidabile.

Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, è stato chiaro: «Non avrebbe senso condividere i dati delle persone senza il loro consenso. Quindi penso che probabilmente risponderei di no se un governo dovesse chiedermi l’accesso diretto ai dati degli utenti per combattere l’epidemia di coronavirus

Fonti varie