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L’allergia alimentare è una una reazione avversa che si sviluppa per una specifica e riproducibile all’ingestione di un determinato alimento. L’allergia alimentare può essere considerata non come un singolo disordine ma piuttosto come il meccanismo immunopatologico sottostante a vari disordini e sindromi. Questa definizione che ha trovato ampio consenso viene però declinata da chi considera ipersensitizzazioni alimentari tutte le reazioni avverse non tossiche al o considera solo le reazioni a componenti alimentari di natura proteica o mediate da anticorpi della classe IgE.

I segni ed i sintomi possono variare da lievi a gravi. Essi possono includere prurito, gonfiore della lingua, vomito, diarrea, orticaria, difficoltà respiratorie e bassa pressione sanguigna. Essi si verificano in genere da pochi minuti a diverse ore dopo l’esposizione. Quando i sintomi sono gravi, la condizione è nota come anafilassi e può avere esito letale. L’allergia alimentare è classificata come cronica, può comparire ad ogni età, anche se c’è una prevalenza nei primi anni di vita, e alcune dopo un certo tempo recedono, sviluppandosi naturalmente nell’individuo una tolleranza all’allergene.

Secondo alcune stime l’allergia alimentare interesserebbe circa il 5-8% dei bambini ed il 4-5% della popolazione adulta. La percezione globale di “allergia alimentare“ sarebbe molto più alta, intorno al 20% ed in aumento. “L’allergia alimentare è molto probabilmente la patologia più comunemente auto-diagnosticata, ma spesso anche sovra-diagnosticata dal paziente, mentre è stato osservato che non raramente viene sotto-diagnosticata da e specialisti”.

Le comportano un coinvolgimento di meccanismi immunitari, IgE mediati e cellulo-mediati, che in termini fisiopatologici fanno parte delle ipersensibilità immediata di tipo I.

È opinione condivisa che questa patologia sia dovuta ad una soppressione dei normali meccanismi di tolleranza immunologica alle proteine ingerite con il cibo. Per la diagnosi occorre un’attenta anamnesi, seguita da accertamenti di laboratorio, e anche, se necessario, da test di scatenamento.

Solitamente la gestione della patologia consiste nell’educare il paziente ad evitare rigidamente l’allergene responsabile delle manifestazioni allergiche e contestualmente, in caso di ingestione non intenzionale dello stesso, iniziare una terapia antiallergica. Talvolta è anche possibile una farmacologica.

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