Adolescenti: in aumento gli aborti clandestini

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Troppe sono vittime di aborti clandestini nel mondo, ed in Africa sono un quarto delle donne che subiscono un aborto illegale. Da qui l’appello dei ginecologi, riuniti a Citta’ del Capo dove si e’ aperto il XIX congresso internazionale di ginecologia e ostetricia (Figo): ‘Si investa in contraccezione responsabile’.
Sono ‘enormi le disparita’ fra Paesi ricchi e in via di sviluppo, ma in tutti le giovanissime sono la fascia piu’ a rischio. E le giovanissime sono le piu’ vulnerabili anche nei Paesi ricchi, dove restano l’unica fascia in cui gli aborti crescono’. Dunque, spiegano, ‘bisogna invertire la tendenza, rimuovere le cause, investire in educazione e in contraccezione responsabile perche’ la maternita’ possa diventare una scelta consapevole’.
Le societa’ scientifiche internazionali sono concordi nell’indicare due strumenti fondamentali, afferma GianBenedetto Melis, Direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Universita’ di Cagliari e vicepresidente della Societa’ Italiana di Contraccezione (SIC): ‘Da un lato investire in campagne educazionali nelle scuole e sui media, in collaborazione con le Istituzioni. Dall’altro migliorare l’offerta contraccettiva per abbattere le resistenze che alimentano la diffidenza nei confronti di quella ormonale, la piu’ sicura in assoluto. Come le pillole a base di drospirenone che, come sottolineano gli esperti riuniti a Citta’ del Capo, presentano una formulazione e benefici extracontraccettivi particolarmente adatti’.
‘I problemi sono enormi, di ordine economico e culturale – afferma Giorgio Vittori, presidente della Societa’ Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) – ma mentre sui primi, purtroppo, non possiamo che appellarci ad organismi sovranazionali, come abbiamo gia’ fatto ad esempio in occasione del G8, per i secondi dobbiamo svolgere un’azione piu’ pressante, proponendo modelli che hanno gia’ dimostrato la loro efficacia’.
Significativa anche la scelta di celebrare il Congresso mondiale dei ginecologi in Africa per la prima volta: un segnale importante che la Federazione ha voluto lanciare di ‘vicinanza alle esigenze delle donne soprattutto dei Paesi in via di sviluppo’.