World, Rapporto Freedom House sulla liberta’ di stampa

emmegipress_knights_magazine_news

I Paesi piu’ pericolosi per la liberta’ di stampa, secondo il rapporto annuale dell’ong statunitense ‘Freedom House’, sono l’Iran e la Siria, insieme alla Corea del Nord. ”Solo il 14 per cento della popolazione mondiale vive in societa’ che godono di una copertura (mediatica, ndr) vibrante della cosa pubblica, un contesto giuridico che impedisce l’intrusione del governo o di altre forze politiche nella liberta’ di stampa”, si legge nel testo. ”Il livello di liberta’ di stampa in Medioriente e in Africa del Nord resta il peggiore al mondo nel 2012 e (una situazione di, ndr) stasi o peggioramento è stata notata nella maggior parte dei Paesi, fatta eccezione per lo Yemen”, prosegue il testo che entra nello specifico:”mentre due Paesi della Primavera araba, Libia e Tunisia, hanno guadagnato molto rispetto al passato, l’Egitto è tornato indietro nella categoria (dei Paesi, ndr) ‘No liberi”’. La maggior parte dei 10 Paesi al mondo che piu’ di altri violano la liberta’ di stampa hanno Costituzioni che riconoscono i valori della liberta’ di espressione e di informazione. Nonostante questo ”queste tutele sono spesso superate da leggi che criminalizzato la stampa che, secondo questi regimi, insulta la leadership politica, diffonde ‘odio’, sostiene il ‘terrorismo’ o minaccia la sicurezza nazionale”.
In Iran, al secondo posto al mondo per numero di giornalisti in carcere (45 a dicembre 2012), l’assalto alla liberta’ di espresione continua a un ritmo incalzante, con una restrizione particolare sulla diffusione dei libri. Si stima che circa 250 titoli considerati ”sovversivi” siano stati banditi alla viglia della Fiera internazionale del Libro di Teheran del 2012 e a giugno dello scorso anno è stata revocata la licenza a una delle maggiori case editrici. Il governo, inoltre, controlla direttamente tutte le radio e le televisioni, mentre le autorita’ diffondono ordini ad hoc per vietare la copertura mediatica di alcuni eventi. Vietata anche la collaborazione con tv satellitari in persiano all’estero, mentre ”nel 2012 sono stati chiusi numerosi periodici per offese alla morale o alla sicurezza”. Le autorita’ hanno limitato anche l’acceso a Internet, perseguendo i dissidenti per le loro attivita’ online. In Siria, dove 28 giornalisti sono stati uccisi nel 2012, la liberta’ di stampa è peggiorata con il conflitto in corso da marzo 20121. ”Le autorita’ continuano a limitare la copertura (mediatica, ndr) della rivolta e a fornire una versione di parte della crisi sulle tv di Stato”, si legge nel rapporto, che ricorda come il regime di Bashar al-Assad abbia vietato l’accesso nel Paese ”ai giornalisti stranieri”. Nell’ultimo anno hanno invece preso spazio i media nelle zone dove il regime ha perso il controllo e che non forniscono una copertura politica, diventando una fonte di informazione genuina. Sono nati anche giornali a sostegno dell’opposizione che circolano online o in modo clandestino. Ci sono poi i ‘citizen journalist’ che fanno arrivare all’estero video delle proteste e delle atrocita’ del conflitto. (ADUC – Firenze)

Shortlink:

Condividere Articolo

Passare con il mouse sul banner e attendere che esca un elenco; cliccare poi sull'icona del social net che riteniamo più opportuno divulgare la notizia ed seguire la procedura richiesta.
Bookmark and Share
Posted by on 10/11/2016. Filed under CRONACA ESTERA. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

You must be logged in to post a comment Login