William Russel: giornalista di guerra

La storia del giornalismo di guerra ha inizio con l’irlandese Bill Russell, il primo vero inviato (anche se c’è una disputa tra gli storici su questo punto), che, dalle zone più “calde” della Terra, ci ha raccontato l’epocale Guerra di Crimea senza remore e con assoluta libertà di informazione. Russell fu un “cane sciolto”, agì come un bambino curioso: osservava, girovagava e provava a trovare connessioni in grado di spiegare, prima a se stesso e poi a chi era lontano chilometri, cosa veramente fosse una battaglia. Niente censura e nessuna verità di comodo. Certo, il suo lavoro non fu semplice: i soldati e i comandanti lo odiarono. Ci fu anche chi desiderò ardentemente sfidarlo in duello,lanciandogli sovente il guanto bianco. Ma il piccolo irlandese, a cui è dedicata una statua commemorativa nella cattedrale londinese di St. Paul, non si fece intimorire. Grazie alle sue critiche e ai suoi racconti asciutti, il Comando generale inglese si ritrovo nella situazione di dover sostiutire il comandante. I resoconti del giornalista aprirono una breccia nel muro che, fino a quel momento, aveva tenuto separati l’ignaro cittadino e la verità dai campi di battaglia. Purtroppo la storia ci insegna che non sarà sempre cosi. Soprattutto dal Vietnam in poi, che farà da spartiacque e rappresenterà il punto di non ritorno per l’informazione di guerra. Ancora oggi, ci sono illustri strateghi militari che attribuiscono la colpa di quella disfatta alla televisione e all’informazione derivante.

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