Vero Ritratto di Gesù

Riprodotto da quello fatto incidere dall’imperatore Tiberio su smeraldo, già proprietà del tesoro imperiale di Costantinopoli, caduto in mano ai Turchi nel 1413 e dal sultano Bajazet II donato a Papa Innocenzo VIII insieme con la Santa Lancia che ferì il costato del Signore, in riscatto del proprio fratello fatto prigioniero dalle armi cristiane a Rodi. A questo ritratto iconografico fa riscontro quello letterario, non meno impressionante, della celebre lettera di Publio Lentulo, proconsole nella Giudea, allo stesso imperatore Tiberio.

A Tiberio Cesare salute.
Eccoti Maestà la risposta che desideri.

E’ apparso da queste parti, un uomo dotato di eccezionale potenza, e lo chiamano il Grande Profeta.
I suoi discepoli lo appellano Figlio di Dio. Il suo nome è Gesù Cristo.
In verità, o Cesare, ogni giorno si sentono cose prodigiose di questo Cristo, che risuscita i morti, guarisce ogni infermità e fa stupire tutta Gerusalemme con la sua dottrina straordinaria.
Egli è di aspetto maestoso con una splendente fisionomia piena di soavità, talché coloro i quali lo vedono, lo amano e lo temono a un tempo. Dicono che il suo viso roseo, con la barba divisa in mezzo, è di una bellezza incomparabile e che nessuno può fissarlo a lungo per il suo splendore.
Nei lineamenti, negli occhi cerulei, nei capelli biondi scuri Egli è simile alla madre, che è la più bella mesta figura, che si sia mai vista da queste parti.
Nei suoi detti decisi, gravi, inoppugnabili è l’espressione più pura della virtù e di una sapienza che supera di gran lunga quella dei più grandi genii.
Nel riprendere e rampognare è formidabile, nell’insegnare ed esortare è mite, amabile, affascinante.
Cammina scalzo, a capo scoperto, e in vederlo a certa distanza molti ridono, ma in sua presenza tremano e stupiscono.
Nessuno mai lo vide ridere, ma molti lo videro piangere. Tutti coloro che l’hanno praticato dicono di riceverne benefici e sanità. Però io sono molestato da maligni, che dicono che Egli sia a danno della Tua maestà perché afferma pubblicamente che re e sudditi sono uguali avanti a Dio. Comandami in proposito e sarai prontamente esaudito. Vale.

Publio Lentulo

Pubblicato dal CREST il 19.5.12

Fonte: Cav. Domenico Errante

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