Vaticano, Epurazioni, ripicche…una storia da Film Giallo ?

La storia inizia quando Bergoglio diventa Papa ed epura parecchi cardinali, come se avesse una lista preparata da tempo immemore. Fra questi c’è Raymond Burke, che oltretutto non è dalla sua parte nel sinodo sulla famiglia, perché apre la Comunione ai divorziati: infatti lo toglie dalla Segnatura Apostolica, di cui era prefetto, a fare il “patrono” dell’Ordine di Malta (SMOM). Quindi da ministro vaticano lo nomina cappellano. Burke firma, insieme ad altri tre cardinali a riposo (o esonerati) la lettera in cui chiede a “Francesco” di “fare chiarezza” su alcuni punti della sua semi o pseudo-enciclica Amoris Laetitia; esprime dei dubbi (dubia), a cui Bergoglio non risponde.

I quattro cardinali decidono quindi di pubblicare la loro lettera.

Il Papa si trova di fronte ad un problema e deve trovare una soluzione, per togliere Burke anche dall’incarico di cappellano dei Cavalieri.

Coglie al volo l’occasione di una grave lacerazione interna all’Ordine: il Gran Maestro Matthew Festing aveva chiesto di dimettersi al Gran Cancelliere dell’Ordine di Malta Albrecht Freiherr von Boeselager, sembra dopo la scoperta che, quest’ultimo aveva fatto distribuire in Africa preservativi e anticoncezionali; questi si rifiuta, vantando la sua posizione di cattolico “aperto”, come Francesco. Al Gran Maestro non resta che destituirlo. La destituzione avviene alla presenza di Burke, ovviamente.

Basta con la pratica delle epurazioni nella Chiesa, questo cancro!

E’ indispensabile l’archiviazione definitiva della pratica del promoveatur ut removeatur”.

Esclama Bergoglio davanti ai monsignori di curia, per gli auguri natalizi.

Di conseguenza la Segreteria di Stato annuncia il commissariamento dell’ordine di Malta, mettendo insieme un gruppo di cinque persone, “tutte più o meno legate a Boeselager” che Bergoglio ha già adottato contro due istituti religiosi da lui considerati troppo “tradizionali”: i Francescani dell’Immacolata e i religiosi del Verbo Incarnato” (Roberto de Mattei).

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Papa-Francesco-commissaria-Ordine-di-Malta-dopo-epurazione-gran-cancelliere-voluta-da-Burke-Guerra-sulla-distribuzione-dei-profilattici-e360f470-d69e-4dc9-86b2-659851615716.html

L’Ordine di Malta è, da secoli, una istituzione sovrana (come uno stato) riconosciuta internazionalmente (per esempio emette passaporti).

Da qui la risposta ufficiale: “Il Gran Magistero del Sovrano Ordine di Malta ha appreso della decisione della Santa Sede di nominare un gruppo di cinque persone per far luce sulla sostituzione del precedente Gran Cancelliere. La sostituzione del precedente Gran Cancelliere è un atto di amministrazione interna al governo del Sovrano Ordine di Malta e di conseguenza ricade esclusivamente nelle sue competenze”.

La commissione papale è una ingerenza indebita nelle decisioni sovrane dell’Ordine, e quindi viene respinta.

Come ha spiegato il professor Roberto de Mattei, docente di storia del Cristianesimo all’Università Europea, è “un grave caso di ingerenza nel governo dell’Ordine. La Santa Sede dovrebbe limitarsi a vigilare sulla vita religiosa attraverso il Cardinale patrono, che è il cardinale Burke, nominato dallo stesso papa Francesco. Il Papa ha tutto il diritto di informarsi in merito alle vicende interne dell’Ordine, ma è irrituale che ciò avvenga attraverso una commissione che scavalca il rappresentante pontificio, a meno di non voler porre quest’ultimo sotto accusa. Un cardinale però può essere giudicato solo dai suoi pari e non da burocrati vaticani”.

La storia sull’Ordine di Malta, quella vera, non raccontata dalla fuffa di molti libri e giornalisti, è ben diversa.

L’ordine è sovrano dai tempi di Carlo Quinto, che diede a questi vecchi eredi degli Ospedalieri l’isola di Malta nel 1565 purché la difendessero dai turchi: quei cavalieri giunti in 9 mila nell’isola da tutta Europa, resistettero all’assedio anche se alla fine, quando furono liberati dalla flotta spagnola, erano rimasti in 600. Avevano inflitto agli ottomani perdite, si calcola, di 30 mila uomini.

Il vaticanista Marco Tosatti ha raccontato come “un capo dicastero ha ricevuto l’ordine di sbarazzarsi di tre dei suoi impiegati (che lavorano in Vaticano da diversi lustri), senza spiegazioni”. Il poveretto ha chiesto un colloquio a Bergoglio per sapere almeno “che cosa hanno fatto” quei tre impiegati, i suoi migliori collaboratori. La risposta è stata: “Io sono il Papa, e non devo dare ragioni a nessuno delle mie decisioni.”

Il Papa è un primus inter pares. Quando impegna la sua infallibilità nella definizione di un dogma, lo fa dopo aver consultato i vescovi nel mondo; in curia, governa coi cardinali e i capi dei dicasteri, con cui si consulta; spiega le sue ragioni; delega, non scavalca; agisce qui, appunto, qualcosa che si chiama civiltà dei rapporti, che è anch’esso un apporto della cultura.

Bergoglio sta liquefacendo la Chiesa Cattolica sacramentale nella modernità del “mondo”, cioé generico-protestante.

La frase “io sono il Papa e non devo dar ragione ad alcuno delle mie ragioni” evoca una teoria e pratica del diritto pubblico vicina a quella di Gengis Khan; forse egli echeggia i propositi del dittatore messicano Plutarco EliaCalles (1926-29: «Chiunque farà battezzare i propri figli, o farà matrimonio religioso, o si confesserà, sarà trattato da ribelle e fucilato»,

Nei casi citati da Tosatti, i due sono stati licenziati perché “uno dei due si esprimeva liberamente, forse troppo, su alcune decisioni del Papa. Qualcuno, molto amico di uno strettissimo collaboratore del Pontefice, ha ascoltato, e riferito”.

Bergoglio non ha interesse alla dottrina, perché non la conosce.

Egli vuole fondare una Chiesa sull’ignoranza totale del passato, della storia, della tradizione: sulla la sua specifica ignoranza.

La Segreteria di Stato doveva sapere che il Militare e Sovrano Ordine di Malta è appunto, “sovrano”, non foss’altro perché ha un ambasciatore accreditato presso detta Segreteria.

Forse qualche monsignorino funzionario della Segreteria di Stato lo sapeva che l’ordine di Malta non si può commissariare, ma è stato zitto.

Antonio Socci ha fatto notare la ignoranza rivelata da Eugenio Scalfari, il giornalista preferito dal Papa.

di Maurizio Blondetet

Fonte: maurizioblondet.it

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