USA, Narcotraffico: Vertice di Cartagena

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I governi, Stati Uniti in testa, non possono criminalizzare e allo stesso tempo legalizzare – piu’ o meno apertamente – il consumo delle droghe. E’ la sintesi di uno dei documenti che i capi di Stato e di governo del gruppo diTuxtla(Messico, Colombia, Repubblica Dominicana e paesi dell’America centrale) hanno licenziato al termine del vertice di Cartagena (Colombia). Un tema divenuto centrale nell’agenda dei lavori in virtu’ del referendum che si terra’ il 2 novembre in California per decidere di una parziale legalizzazione della marijuana. Le nazioni che consumano droga “non possono promuovere la criminalizzazione” e “al tempo stesso la legalizzazione aperta o velata della produzione e del consumo di droga nei loro stessi territori”, recita il documento dal titolo “Il crimine organizzato transnazionale e il problema delle droghe illecite”. Ma anche al di la’ del referendum – che potrebbe consentire ai maggiori di 21 anni il possesso di 28 grammi di marijuana e la coltivazione di sei metri quadrati -, quello di una strategia di lotta al narcotraffico e alla criminalita’ organizzata e’ tema ormai sempre piu’ imprescindibile nell’agenda dei rapporti tra gli Usa e l’America Latina. Con diverse sfumature. Il presidente messicano Felipe Calderón ha sottolineato che “il consumo di droghe negli Stati Uniti e’ la causa prima dei tremendi problemi che abbiamo” ricordando l’enorme domanda di stupefacenti alimentata dal mercato di quel Paese.
I sempre piu’ alti tassi di violenza, strettamente correlati all’espansione del narcotraffico, incidono in maniera sempre piu’ significativa nell’agenda dei rapporti tra Messico e Stati Uniti. Un’agenda in cui trova sempre spazio la richiesta messicana di modificare la politica sulla vendita delle armi da fuoco, corollario di una dinamica criminale che sta strozzando la regione. “Sarebbe interessante – si chiede dal canto suo, il capo di Stato colombiano Juan Manuel Santos – che ci spiegassero come potremmo spiegare, per esempio, ai nostri contadini che se coltivano un ettaro di marijuana corrono il rischio di finire in carcere, mentre lo stato piu’ ricco degli Usa prende la decisione di legalizzare”.
La Colombia ha da dieci anni aperto un percorso di lotta al narcotraffico – e ai suoi sempre piu’ fitti legami con criminalita’ organizzata e guerriglia rivoluzionaria – basato su un severo rispetto della legalita’ e una lotta senza quartiere ai fuorilegge. Ma la preoccupazione valica anche i confini dei due fratelli maggiori del gruppo di Tuxtla. Per il presidente del Guatemala Alvaro Colom gli Usa “devono fare la loro parte perche’ si evitino tante morti nella commercializzazione delle droghe”, mentre per il presidente della Bid (la Banca interamericana dello sviluppo) Luis Alberto Moreno “tutti sanno che per tanti anni noi ci abbiamo messo i morti e gli usa hanno preso gli utili”. ADUC

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